Ente accreditato e qualificato che offre formazione - D.M. 177/2000 e Direttiva n. 90 del 01/12/2003.

DATA: lunedì 23 ottobre 2017

Preparati alla prova preselettiva Concorso Docenti su TastoEffeUno.it

Su TastoEffeUno.it sono disponibili i quiz ministeriali, in formato interattivo, per una preparazione seria e mirata al superamento della prova preselettiva Concorso Docenti. Poiché il tempo a disposizione per la preparazione è limitato, i quesiti sono stati organizzati per ognuno dei 70 MODULI e per AREE: a differenza dell'allenatore del MIUR, è possibile quindi esercitarsi solo su alcune AREE escludendo quelle in cui si ha una adeguata preparazione. VAI AL SITO

Un aiuto concreto agli alunni con DSA, BES ecc.. da parte degli insegnanti di sostegno e curriculari.

In questi venti anni ed oltre di insegnamento, penso di aver visto un po’ tutto quello che succede negli Istituti di Scuola Superiore italiana. Dal Nord al Sud, dall’Est all’Ovest, anche se gli edifici scolastici cambiano dal più moderno a quello più obsoleto, il materialo umano è sempre lo stesso. Gli alunni in difficoltà vanno motivati o rimotivati, gli insuccessi scolastici vanno portarli a dei buoni risultati, la perdita di autostima ed atteggiamenti rinunciatari nei confronti della Scuola devono essere un punto prioritario di ogni docente, sia esso specializzato sul sostegno, sia esso curriculare. Ognuno deve dare il meglio di se stesso, partendo dalla propria esperienza professionale. Gli alunni ed in special modo, gli studenti con Disturbi Specifici di Apprendimento, gli alunni che necessitano di BES – Bisogni Educativi Speciali o con altre patologie, andranno trattati “con guanti bianchi” perché il loro avvenire è alquanto incerto ed insicuro. Il buon educatore dovrà alleviare il disagio, le difficoltà, i disturbi ed ottimizzare i bisogni che portano ad un rallentamento del programma nel soggetto affetto da patologie. Occorre fare di tutto affinché gli alunni abbiano lo stesso trattamento e la stessa «change» nella vita piena di ostacoli che a volte sono insormontabili. Un ringraziamento va all’associazione Assodolab che ha affrontato questi discorsi attraverso corsi di formazione e aggiornamento on-line e in presenza sia sui DSA che sui BES attraverso momenti di formazione in videoconferenza e a voi che seguite con attenzione questi bambini. Prof. Agostino Del Buono Presidente Nazionale Assodolab

DATA: 10/02/2011 - Autore Prof. Agostino Del Buono - Post 1250

COMMENTI - PAGINA 9

DATA 27/05/2011 18.10.13 - AUTORE vanessa_794ah

Sono una docente di lingua inglese nelle scuola primaria. Data la giovane età degli alunni, l'apprendimento della lingua straniera si basa sulla componente comunicativa, lavorando in coppia o in gruppo, e ogni attività proposta è improntata sull'aspetto ludico, attraverso giochi, canzoni e racconti di brevi storie in lingua, con l'ausilio di materiali didattici come carte dimostrative, fumetti, filastrocche e cartelloni. E' attraverso questo metodo di insegnamento che gli alunni con problemi specifici di apprendimento sono facilitati ad interagire con i compagni e con l'insegnante. E' necessario che il clima nel quale si svolge la lezione sia tranquillo e rassicurante poichè un luogo familiare motiva la partecipazione degli alunni e il loro apprendimento. La valutazione degli alunni con DSA si basa solo sulla comprensione e produzione orale, non nelle abilità di scrittura.

DATA 27/05/2011 22.59.57 - AUTORE erika_L319X

Sulla base della mia esperienza professionale di docente di scuola primaria e dopo l’ascolto delle videolezioni, posso affermare che per i bambini con Disturbi Specifici di Apprendimento lo scoglio più grande da affrontare è quello dell’autostima: difatti, nonostante quanto viene loro detto da genitori, neuropsichiatri, insegnanti e specialisti vari, tali bambini sono quasi sempre molto insicuri, si sentono diversi dagli altri non hanno fiducia in se stessi. I continui insuccessi scolastici minano l’autostima del bambino, soprattutto se a ciò si aggiunge un clima poco positivo rappresentato da compagni che prendono in giro, insegnanti poco preparati e genitori che non accettano la situazione. La mancanza di autostima porta ad assumere atteggiamenti rinunciatari e svogliati, che, a loro volta, non fanno che peggiorare l’andamento scolastico. I docenti dovrebbero essere preparati grazie a corsi mirati e a continui aggiornamenti, nonché far tesoro dell’esperienza dei colleghi, di modo da riuscire ad affrontare al meglio ogni situazione che può presentarsi all’interno della classe.

DATA 28/05/2011 15.33.29 - AUTORE antonella_b157b

SECONDO INTERVENTO Già in età prescolare possono essere osservati alcuni indicatori critici della possibilità che un bambino manifesti in futuro un disturbo specifico della letto-scrittura. Una precoce rilevazione suggerisce e permette di progettare una metodologia di insegnamento maggiormente rispondente alle richieste del bambino. Questo può limitare i danni derivanti dalla frustrazione per l’insuccesso con conseguente perdita di motivazione ad apprendere, basso livello di autostima, chiusura o eccessiva esuberanza, problemi emotivi e relazionali, ecc. Quando la diagnosi è fatta precocemente, si possono mettere in atto aiuti specifici, tecniche di riabilitazione e di compenso, nonché alcuni semplici provvedimenti come la concessione di tempi più lunghi per lo svolgimento di compiti, l’uso della calcolatrice o del computer. La diagnosi precoce è dunque uno strumento fondamentale di prevenzione del disagio psicologico secondario ad un disadattamento scolastico, senza contare che una volta oltrepassata una certa età il recupero è compromesso. A tal fine, è buona regola, nelle classi prime della scuola elementare, prevedere la realizzazione di uno screening degli indicatori di rischio della dislessia. Prima è attivato un intervento, maggiori sono le possibilità di recupero in virtù della più elevata plasticità del sistema nervoso. La rilevazione precoce delle difficoltà non può, perciò, limitarsi alla segnalazione o all’attribuzione di etichette diagnostiche (con tutte le conseguenze negative che potrebbero derivarne), costituisce, piuttosto, il primo passo per la progettazione e la realizzazione del programma di recupero riabilitativo e adeguamento delle strategie didattiche al fine di attivare le risorse del bambino.

DATA 28/05/2011 21.04.11 - AUTORE Bartola

I bambini affetti da dislessia presentano una difficoltà specifica nella lettura, nella scrittura e, talvolta, nel processo di calcolo, ma tali difficoltà si manifestano in individui dotati di quoziente intellettivo nella norma, e molto spesso sono attribuite ad altri fattori: negligenza, scarso impegno o interesse. Questo può comportare ricadute a livello personale, quale abbassamento dell’autostima, depressione o comportamenti oppositivi, che possono determinare un abbandono scolastico o una scelta di basso profilo rispetto alle loro potenzialità. Il compito della scuola o meglio ancora, degli insegnanti per evitare gravi disagi, è l’individuazione precoce dei bambini a rischio di dislessia, al fine di: •prevenire la comparsa e il consolidamento di strategie o meccanismi errati •effettuare una rieducazione precoce •limitare i danni •frustrazione •perdita di motivazione all’apprendimento •chiusura in se stessi •bassa autostima •problemi di relazione…..

DATA 28/05/2011 21.42.53 - AUTORE enza

sono Enza 974z, sono una docente di sostegno della scuola dell'infanzia da solo due anni e ritengo fondamentale che lo screening sui disturbi di apprendimento sia fatto dall'età prescolare. Ho visto dei quaderni di bambini con dsa e ho seguito per poco tempo un bambino dislessico di scuola primaria. Penso che la cosa fondamentale per aiutare questi bambini sia la collaborazione tra insegnanti e genitori che molto spesso si rifiutano di accettare il problema o se questo viene accettato non ci sono i centri adatti nella propria provincia per fare la diagnosi, così spesso i genitori si trovano ad essere scoraggiati a dovere affrontare delle spese che magari non possono sostenere. Sicuramente una buona metodologia e strategia di insegnamento può permettere a questi alunni di non rimanere indietro e lasciati in un angolino, ma far sì che non perdano la propria autostima ed essere accettati e non additati dagli insegnanti e dal gruppo dei pari.

DATA 28/05/2011 23.31.24 - AUTORE maritè

SONO MOLTO ENTUSIASTA DI AVER PARTECIPATO AL CORSO BASE SUI DSA,HO APPRESO TANTE NOTIZIE E CONSIGLI SU COME COMPORTARSI NEI CONFRONTI DI UN BAMBINO CON DISTURBI SPECIFICI DI APPRENDIMENTO,QUALI STRATEGIE ADOTTARE EVITANDO DI PERDERE TEMPO PREZIOSO BRANCOLANDO NEL BUIO.VI RINGRAZIO DI CUORE.PROSSIMAMENTE FARò IL CORSO SULLA LIM

DATA 29/05/2011 9.28.31 - AUTORE augusto

Buona giornata a tutti, sono arrivato alla fine del corso e molte domande rimangono ma son qualche sicurezza in più. In questo periodo, molto pieno di impegni scolastici mi trovo a discutere molto delle relative valutazioni di fine anno scolastico e della valutazione degli interventi svolti durante l’anno formativo. Sono un insegnante di sostegno in una scuola secondaria di primo grado e sono in servizio dal lontano 1985. Rimango sempre più incredulo della NON preparazione dei docenti con cui mi devo relazionare e lavorare. Ho proposto a diversi miei “colleghi” di seguire questo ed altri corsi del genere ma le risposte sono sempre le stesse, non riesco, non ho tempo, non ci credo…..e allora i dubbi aumentano. Ma quante persone potremmo aiutare se solo riuscissimo a cambiare alcune attività, lezioni più “concentrate” al modo di interagire piuttosto che vincolate al puro contenuto fine a sé stesso???? Ma perché non si riesce a capire che BISOGNA in qualche modo cercare di assimilare nuove strategie per modificare le proprie lezioni puramente teoriche? Chiedo scusa ma arrivo da un periodo dove le difficoltà di molti ragazzi “emergono” in modo esponenziale e quasi nessuno fa niente. La giustificazione solita è “non studia e non si applica” ….. ho fatto solo una domanda ad alcuni docenti, “ma ti sei mai chiesto quanto riescano a capire del testo che o della lezione che gli proponi?” la risposta la lascio libera …..interpretazione personalissima. Sono abbastanza dispiaciuto per questo, vedo nella scuola persone che credono di educare ma non si rendono conto del danno che fanno. Credo che corsi così possano fornire momenti di discussione e momenti di confronto, basta frequentarli …… allora grazie e speriamo in “momenti didattici” migliori.

DATA 29/05/2011 16.26.20 - AUTORE annae906z

Al termine di questo corso ho finalmente le idee più sui DSA.Essere a conoscenza delle problematiche di questi disturbi è fondamentale per riuscire ad integrare al meglio gli alunni affetti da queste patologie, spesso, però, noi insegnanti di sostegno non possiamo contare sull’aiuto degli insegnanti di classe in quanto sono abituati a delegare ad altri l’integrazione di questi alunni. Inoltre, non siamo né aiutati, né consigliati per come stendere un PEI più appropriato possibile e nell’esperienza che ho acquisito in questi anni come insegnante precaria mi ritrovo ogni anno scolastico a dire “speriamo che abbia fatto un buon lavoro”.Grazie Assodolob.

DATA 29/05/2011 17.22.02 - AUTORE andrea_pllnd

Muoversi nel mondo della DSA è per noi insegnanti una opportunità che ci proietta in uno spazio con confini ancora non ben definiti e che ci pone nella posizione di “sperimentatori” e “acrobati” di strategie didattiche e di metodologia. Non sempre, infatti, è facile capire quando si tratta di disagio scolastico, di iperattività o di DSA. Il tutto è, secondo il mio modesto parere, strettamente correlato e difficile da definire se non dopo un attento studio e lavoro basato sulla “scoperta attiva” e coordinata tra docente, alunno, famiglia e i vari operatori. Partendo, infatti, dal presupposto che ogni persona è unica e differente da un’altra, ogni lavoro o attività va ponderata e calibrata rivalutando le potenzialità ed esaltando la motivazione che è alla base del successo e della realizzazione delle aspettative del ragazzo e di tutto il “Mondo” che lo circonda. La dislessia, per fortuna, viene raccontata sempre più spesso attraverso canali narrativi di film e romanzi, come Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo, di Chris Columbus. Possiamo ricordare il piccolo capolavoro cinematografico, in stile Hollywood con balli e canzoni, che racconta in modo coinvolgente il mondo della dislessia. Taare Zameen Par – “Stelle sulla terra” - un film da vedere (nel film si nominano anche tante persone famose con disturbi specifici dell’apprendimento). Sul fronte letterario, c’è Henry Winkler, meglio noto come Fonzie, star tv degli anni settanta, dislessico dichiarato, che dal 2003 si è lanciato nella scrittura, dando vita a una serie di 17 libri di grande successo negli Usa. I libri in qualche modo sono una rivisitazione del passato dell’attore. L’insieme delle informazioni raccolte attraverso i vari corsi che seguo, on line o di persone, riviste, film o altro, permettono di riempire, mediante piccoli tasselli, il grande puzzle di professionalità e di competenza che rendono il mio lavoro più completo e coerente con il ruolo che rivesto. L’amore e la dedizione per quel che faccio è condizione necessaria ma non sufficiente per la realizzazione del “disegno finale” ma unendo questi con le nozioni e il suggerimenti di questo corso base sulla DSA si cercherà di implementare nuove idee e nuove strategie di lavoro.

DATA 29/05/2011 18.04.08 - AUTORE CRISTINA D969R

Dalle lezioni video ho capito che i Disturbi Specifici dell’Apprendimento, in particolare la sindrome dislessica, non vanno considerati come una malattia, ma come una caratteristica della per- sona, seppur limitante. Si possono insegnare alcune strategie che permettono di superare almeno in parte le difficoltà che l’alunno dislessico incontra. È fondamentale il ruolo svolto dagli insegnanti; dalla scuola elementare in poi il corpo docente deve fare in modo che il bambino dislessico non sia penalizzato, che possa apprendere ed esprimere tutta la sua intelligenza. Il dislessico è intelligente, è in grado cioè di capire; solo che bisogna fargli arrivare le cose attraverso altri canali. Offrendogli strumenti consoni alla sua particolarità. Quindi ad esempio la lezione va comunicata ad alta voce, si devono organizzare dibattiti tra gli studenti sugli argomenti trattati, scambi di opinioni a voce, che sono ottimi strumenti di apprendimento. È necessario poi che, se l’alunno deve imparare anche dal testo, qualcuno (un compagno di classe, l’insegnante stessa, un genitore) glielo legga; andrebbe preparata la cassetta per la storia, quella per la geografia e così via. Bisogna far di tutto perché questa testa intelligente possa esprimersi! Penso che la multimedialità nella scuola sarebbe il vero toccasana per questi alunni. Video, Cd-Rom ect…, sono supporti didattici utilissimi per tutti gli alunni, di cui però i dislessici si avvantaggerebbero in modo particolare. Il computer con videoscrittura e correttore ortografico sarebbe un eccellente strumento di lavoro per i ragazzi con disturbi della scrittura e della grafia. Ad esempio: un bimbo di dieci anni è in grado di scrivere un bel tema, con contenuti interessanti e profondi, a patto che non gli sia richiesto di scrivere correttamente da un punto di vista orto- grafico. Questo perché la sua attenzione sarebbe talmente assorbita dall’evitare errori di ortografia che non ne rimarrebbe più per i contenuti. Per un alunno “normale”, invece, è automatico scrivere in modo corretto e quindi può dedicarsi esclusivamente al pensiero che vuole esprimere scrivendo. È in questo senso che risulta utilissimo l’uso del computer con correttore ortografico: si permette all’alunno dislessico di esprimere il suo pensiero con lo stesso impegno concettuale di cui può disporre qualunque altro bambino. È come fornire a un sordo la protesi auricolare. Per quanto riguarda la discalculia, una cosa certa è che, se c’è una discalculia significativa è necessario ricorrere sempre alla calcolatrice o a software di calcolo. Infatti lo studente dislessico sa risolvere concettualmente i problemi, sa quando è richiesta una moltiplicazione o un’addizione e così via, ma ha seri problemi con i calcoli e non riesce a imparare le tabelline. La calcolatrice gli permette di risolvere i problemi senza che si “incastri” inutilmente in calcoli. Soprattutto dalle medie in poi, bisogna sollevare il ragazzino dal dovere di fare calcoli corretti, in modo da non appesantire la parte concettuale della matematica. Ma con i tagli che si stanno attuando nella scuola si riuscirà ad ottenere per gli alunni con DSA computer personali e strumenti didattici idonei ad arginare i loro limiti? E si potranno investire ancora fondi per sensibilizzare e preparare i docenti ad acquisire nuove metodologie didattiche per affrontare questo tipo di problematiche di apprendimento?

DATA 29/05/2011 21.47.55 - AUTORE Patrizia_A494M

Salve a tutti, ho appena finito di seguire tutte le lezioni sui DSA e posso affermare che è stato un corso veramente interessante e utile. Ho dedotto dal corso, che per ottenere l'obiettivo dell'integrazione scolastica dei bambini in difficoltà, non bastano solo delle strategie didattiche mirate, ma serve anche lo sviluppo dell'autostima, vero “tallone d'Achille” dei bambini con DSA. Essa è legata alla riuscita, ad una positiva immagine di sé e alla percezione di essere capaci di fare. E' proprio per questo motivo che l'autostima va curata e sostenuta il più possibile, poiché è la parte più vitale, indispensabile a qualsiasi attività di recupero, rinforzo o potenziamento. So per esperienza diretta che incoraggiare e convincere un ragazzo dislessico ad impegnarsi, non è una cosa semplice. Spesso i soggetti affetti da dislessia camuffano la loro difficoltà con un finto disinteresse nei confronti della scuola. Vorrei consigliare a tutti i colleghi che come me hanno o avranno a che fare con ragazzi affetti da DSA, di non demordere, affinché anche loro possano continuare il loro percorso di studi nel miglior modo possibile. Vorrei concludere il mio intervento aggiungendo che mi piacerebbe seguire un corso più avanzato sui DSA, allo scopo di approfondire di più questa tematica.

DATA 29/05/2011 23.14.19 - AUTORE lina

Grazie a questo corso e ai suoi spunti di riflessione ho potuto comprendere meglio che essere dislessici significa essere in grado di pensare in modo multi-dimensionale, e ciò che può definirsi un handicap nella lettura può risultare essere la fonte della loro creatività. Una delle caratteristiche di dislessia è la capacità di vedere le cose sotto una prospettiva diversa dagli altri e essere addirittura in grado di elaborare le informazioni molto più rapidamente rispetto ai soggetti non dislessici. Dal momento che i dislessici devono manipolare gli oggetti nelle loro teste, al fine di comprenderli, questa manipolazione permette loro di disegnare, progettare, riparare le cose in modo innovativo. Dislessici sono molti personaggi famosi tra cui Thomas Edison, Alexander Graham Bell, Leonardo da Vinci, Hans Christian Anderson, Albert Einstein, Woodrow Wilson, Walt Disney, Winston Churchill. Alla luce di ciò, alla scuola non resta che mettersi in discussione, uscire dagli schemi tradizionali, lineari, basati sulla parola scritta...e presentare le informazioni in modo multidimensionale, globale, più strutturato. Per questo tutte le aule necessitano di essere dotate di lim, computer, internet..Questo oltre a soddisfare le potenzialità dei dislessici è pienamente valido e indispensabile per tutti gli alunni di nuova generazione.

DATA 29/05/2011 23.20.58 - AUTORE carmela_509u

Ripubblico il mio intervento usando l'user e password esatte. Grazie a questo corso e ai suoi spunti di riflessione ho potuto comprendere meglio che essere dislessici significa essere in grado di pensare in modo multi-dimensionale, e ciò che può definirsi un handicap nella lettura può risultare essere la fonte della loro creatività. Una delle caratteristiche di dislessia è la capacità di vedere le cose sotto una prospettiva diversa dagli altri e essere addirittura in grado di elaborare le informazioni molto più rapidamente rispetto ai soggetti non dislessici. Dal momento che i dislessici devono manipolare gli oggetti nelle loro teste, al fine di comprenderli, questa manipolazione permette loro di disegnare, progettare, riparare le cose in modo innovativo. Dislessici sono molti personaggi famosi tra cui Thomas Edison, Alexander Graham Bell, Leonardo da Vinci, Hans Christian Anderson, Albert Einstein, Woodrow Wilson, Walt Disney, Winston Churchill. Alla luce di ciò, alla scuola non resta che mettersi in discussione, uscire dagli schemi tradizionali, lineari, basati sulla parola scritta…e presentare le informazioni in modo multidimensionale, globale, più strutturato. Per questo tutte le aule necessitano di essere dotate di lim, computer, internet..Questo oltre a soddisfare le potenzialità dei dislessici è pienamente valido e indispensabile per tutti gli alunni di nuova generazione.

DATA 30/05/2011 0.28.12 - AUTORE MILENAH727W

Ritengo utilissime iniziative come questi corsi on line. Fino a qualche tempo fa i disturbi specifici di apprendimento non venivano riconosciuti o lo erano solo tardivamente. I bambini con DSA, quindi, per lungo tempo erano stati considerati dagli insegnanti e dalle loro famoglie pigri, svogliati o non intelligenti e affrontavano con grande fatica la scuola, soffrendo continui insuccessi, diminuendo considerevolmente la propria autostima e perdendo interesse per le attività scolastiche. Le naturali conseguenze dei DSA non riconosciuti sono le manifestazioni di comportamenti agitati, poco collaborativi, oppure apatici e indifferenti. Oggi gli insegnanti e i genitori hanno un ruolo fondamentale nell'individuazione dei DSA, e quando questi siano riconosciuti, nella costruzione di percorsi che possano favorire lo sviluppo di abilità di compensazione. Importante è l'attenzione posta già durante la frequenza della Scuola dell'Infanzia, a possibili "predittori" di future difficoltà, per intervernire precocemente.

DATA 30/05/2011 9.50.04 - AUTORE Annalisa_C816I

“Penso di aver visto un po’ tutto quello che succede negli Istituti di Scuola Superiore italiana”: parto da questa citazione del prof. Del Buono per chiarire che io, invece, insegno in una scuola secondaria di primo grado, la cosiddetta media inferiore. Intervengo per notare un fenomeno che, nella nostra scuola, che fa un po’ da cerniera tra le elementari e le superiori, mi sembra abbastanza preoccupante: il fatto che, sempre più spesso, emergano nei tre anni di scuola media, alunni con problemi e difficoltà scolastiche anche gravi per i quali, in precedenza, sembra non esservi stata attenzione. Sottolineo la parola “sembra”, in quanto, come insegnanti di scuola media, non possiamo aver seguito in precedenza l’iter scolastico dei ragazzi che ci arrivano annaspando su alcune delle abilità fondamentali (la scrittura, il calcolo elementare, ecc.). Così che ci capita, nei primi mesi di scuola media, di veder emergere tutte queste difficoltà senza aver avuto il tempo materiale e l’opportunità per prepararci ad affrontarle nel modo più concreto e fattivo possibile. Stiamo perciò attivando, insieme alla dirigenza, un contatto più stretto e deciso con la scuola elementare, in modo da chiarire con le insegnanti delle elementari quali sono gli obiettivi che ci poniamo alla scuola media, e, nel contempo, in modo da evidenziare più in fretta possibile le eventuali difficoltà. Devo aggiungere che, alle volte, nella presentazione degli alunni di quinta elementare che viene fatta dalla maestra alla commissione Classi della scuola media, si sottolinea come in certi casi le difficoltà dell’alunno siano state già rilevate ma non abbiano avuto una adeguata “cura” anche per certe resistenze dei genitori di fronte ai problemi specifici segnalati dalle maestre. Viceversa, devo purtroppo notare come, sempre più spesso, i Disturbi dell’Apprendimento siano invece utilizzati come alibi da quelle famiglie per le quali l’unica cosa importante pare essere la promozione di fine anno. Capita spesso, infatti, che, verso lo scorcio finale dell’anno, ci troviamo a ricevere numerosi certificati (più o meno efficaci o rispondenti alle richieste di legge) che segnalano (d’improvviso!) casi di dislessia per i quali la scuola non avrebbe fatto opportuni interventi. Parlo, in questo caso, soltanto di dislessia, proprio perché è il disturbo più noto anche nella conoscenza comune, non specialistica, e viene utilizzato come giustificazione per ogni lacuna presente nella preparazione del ragazzo. Credo dunque che sia necessaria anche un cultura più precisa, anche nelle famiglie, su ciò che invece sono e significano i Disturbi di cui stiamo parlando.

DATA 30/05/2011 10.08.00 - AUTORE Annalisa_C816I

Ciò che più ho trovato carente, nella mia esperienza di insegnante che ha a che fare con ragazzi con DSA, è il tipo di intervento che si dovrebbe costruire intorno a loro e quello che in realtà viene effettuato. In primo luogo (e qui mi ripeto in parte rispetto al mio primo intervento) come insegnante di scuola media noto un ritardo (a volte anche notevole) rispetto alla diagnosi o alla segnalazione del disturbo stesso. Per quanto sappia che è difficoltoso seguire una trentina di alunni contemporaneamente (ormai nelle nostre scuole le classi sono numerosissime), trovo tardivo riconoscere un disturbo di apprendimento soltanto a carriera scolastica ormai avanzata. Il secondo problema che ho percepito riguarda invece la discontinuità nella presa in carico terapeutica: negli ultimi anni abbiamo avuto difficoltà proprio in relazione alle figure che avrebbero dovuto costituire un punto di riferimento sia per noi insegnanti sia per gli alunni, e si doveva magari ricominciare da capo ogni volta con un’équipe nuova, con conseguenti confusioni e perdite di tempo. Terza cosa: non riusciamo sempre a gestire con sufficiente correttezza il ruolo che il DSA ha anche all’interno della relazione famigliare: il disturbo viene a volte ricusato, rifiutato, o gestito in maniera strumentale dalla famiglia che non chiede tanto motivazione, alleviamento del disagio o risultati adeguati, ma, semplicemente, il riconoscimento di un problema che porti al successo scolastico anche “regalato”. Cedo perciò che un intervento precoce, mirato e tempestivo (nei primi anni di scuola elementare, per intenderci) possa intanto ridurre la gravità del disturbo, e secondariamente prevenire disturbi secondari, con il risultato di vedere anche la famiglia più disponibile all’utilizzo di strumenti o strategie di compenso tesi non tanto alla promozione tout-court quanto alla riduzione del rischio cognitivo e alla prevenzione di tutti quegli elementi di rischio anche affettivo che tali Disturbi portano a volte con sé.

DATA 30/05/2011 13.51.49 - AUTORE rosa1968

SECONDO INTERVENTO Salve, sono ormai giunta quasi al traguardo di questo importante percorso formativo, e quindi è giunto il momento di tirare le somme e di stilare un bilancio, io posso dire senza timore di fare inutile retorica che per me è stata un esperienza costruttiva, per gli argomenti affrontati e per la possibilità che ci è stata data di confrontarci e di scambiarci esperienze, inoltre considero preziosa e di vitale importanza ogni conoscenza acquisita, perché utile nel delicato lavoro che svolgiamo. Dalle esperienze dei colleghi intervenuti nel forum credo siano emerse problematiche che condivido pienamente, la prima è la difficoltà di capire quando si tratta veramente di DSA e non di altre problematiche tipo disagio scolastico, iperattività ecc. La seconda e riuscire ad individuare quanto prima il disturbo specifico dell’apprendimento ed instaurare un rapporto sinergico con la famiglia, i docenti, l’alunno e i professionisti esterni allo scopo di coordinare un intervento quanto più possibile mirato e personalizzato. La terza problematica emersa è sicuramente la tutela dell’autostima dell’alunno, l’importanza di non farlo sentire diverso dai suoi coetanei, ed anche qui è importante la fattiva collaborazione di tutti gli operatori e della famiglia. Concludo salutando e ringraziando tutti.

DATA 30/05/2011 14.38.48 - AUTORE vanessa_794ah

Al termine di queste lezioni online posso affermare che è stato un corso molto utile ed interessante. Credo che sia fondamentale motivare e stimolare i ragazzi a fare sempre meglio, suscitando in loro curiosità ed interesse. E' importante inoltre premiarli ogni qualvolta raggiungono un successo, per aumentare la loro autostima. Purtroppo si tende sempre a sottolineare il comportamento scorretto o la scarsa preparazione degli alunni, bisognerebbe invece elogiare coloro che si impegnano, soprattutto se hanno difficoltà di apprendimento. Credo che valorizzare il lavoro eseguito sia un compito non solo dell'insegnante di sostegno, ma anche degli insegnanti di classe, sempre troppo concentrati sul resto della classe; inoltre è importante farlo in presenza dei compagni, per alleviare quel senso di infeririotà che gli alunni con DSA provano. Grazie a questo corso ho capito come individuare gli alunni con DSA, quali strategie metodologico-didattiche di intervento utilizzare e come valutarli. Credo che tutti gli insegnanti dovrebbero frequentare questo corso per essere in grado di affrontare ogni tipo di problema che si presenta in classe. Frequenterò sicuramente il corso sulla LIM nel mese di settembre. Vi ringrazio per queste interessanti opportunità!

DATA 30/05/2011 15.12.46 - AUTORE MILENAH727W

Riallacciandomi al discorso intrapreso nel predecente post, in cui ribadivo l'importanza di un intervento tempestivo e precoce già nella scuola dell'infanzia, voglio riportare un'esperienza personale che questa volta mi ha coinvolto non come insegnante, ma come mamma. Il mio primo figlio frequenta l'ultimo anno della scuola dell'infanzia. Nel corso del primo colloquio insegnanti/ genitori tenutosi l'autunno scorso le insegnanti mi hanno presentato delle difficoltà nella scrittura, presenza di tratti leggeri e incerti, disegni troppo ricchi di particolari da risultare a volte incomprensibili, alternanza della mano, dominanza non ben definita, difficoltà nell'organizzazione spaziale... Un po' allarmata ho fatto eseguire privatamente il TPV,(leggermente sotto la norma), e test di dominanza ( prevalenza destra). Soprattutto ho iniziato a sommistrare a mio figlio schede di pregrafismo che non venivano eseguite nella scuola che frequenta... e abbiamo iniziato a fare esercizi prassico- motori relativi a gesti e movimenti delle braccia, mani, dita con l'obiettivo di stimolare la coordinazone dinamica degli arti superiori e la motricità fine. Già dopo un mese si sono riscontrati grandi miglioramenti, continueremo ancora per tutta l'estate e ho intenzione, se necessario, di seguirlo con metodo specifico per l'insegnamento del corsivo, quando le future insegnanti lo introdurranno a scuola.

DATA 30/05/2011 15.21.32 - AUTORE MILENAH727W

Insegno matematematica nella Scuola Primaria, ho in classe 3 alunni dislessici. Sapevo che la dislessia non implica necessariamente anche un disturbo nel calcolo, ma a volte i disturbi possono presentarsi entrambi. Tra gli accongimenti che ho messo a punto con tali alunni c'è un uso limitato della lavagna, la predisposizione di schede scritte prevalentemente con " ARIAL 16" e doppia spaziatura, la riduzione delle richieste del compito scritto a casa, tempi più lunghi per lo svolgimento delle prove di verifica e la possibilità di svolgere i calcoli oralmente facendo da "presta-mano" all'alunno, uso in classe di cartelloni riepilogativi delle principali regole matematiche, schede simili come promemoria da allegare al quaderno...

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