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DATA: domenica 17 dicembre 2017

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Un aiuto concreto agli alunni con DSA, BES ecc.. da parte degli insegnanti di sostegno e curriculari.

In questi venti anni ed oltre di insegnamento, penso di aver visto un po’ tutto quello che succede negli Istituti di Scuola Superiore italiana. Dal Nord al Sud, dall’Est all’Ovest, anche se gli edifici scolastici cambiano dal più moderno a quello più obsoleto, il materialo umano è sempre lo stesso. Gli alunni in difficoltà vanno motivati o rimotivati, gli insuccessi scolastici vanno portarli a dei buoni risultati, la perdita di autostima ed atteggiamenti rinunciatari nei confronti della Scuola devono essere un punto prioritario di ogni docente, sia esso specializzato sul sostegno, sia esso curriculare. Ognuno deve dare il meglio di se stesso, partendo dalla propria esperienza professionale. Gli alunni ed in special modo, gli studenti con Disturbi Specifici di Apprendimento, gli alunni che necessitano di BES – Bisogni Educativi Speciali o con altre patologie, andranno trattati “con guanti bianchi” perché il loro avvenire è alquanto incerto ed insicuro. Il buon educatore dovrà alleviare il disagio, le difficoltà, i disturbi ed ottimizzare i bisogni che portano ad un rallentamento del programma nel soggetto affetto da patologie. Occorre fare di tutto affinché gli alunni abbiano lo stesso trattamento e la stessa «change» nella vita piena di ostacoli che a volte sono insormontabili. Un ringraziamento va all’associazione Assodolab che ha affrontato questi discorsi attraverso corsi di formazione e aggiornamento on-line e in presenza sia sui DSA che sui BES attraverso momenti di formazione in videoconferenza e a voi che seguite con attenzione questi bambini. Prof. Agostino Del Buono Presidente Nazionale Assodolab

DATA: 10/02/2011 - Autore Prof. Agostino Del Buono - Post 1250

COMMENTI - PAGINA 28

DATA 18/03/2013 0.04.35 - AUTORE Antonella_L219Y

Mi sono messa a studiare questa materia quando mi è stato detto che mio figlio era un dsa, tre anni fa. E ora sono un Tutor dsa. Mi sono messa a studiare per capire cosa mi stavano dicendo i professionisti, per capire quale fosse il problema che aveva mio figlio e soprattutto per capire come fare ad aiutarlo … perchè la prima cosa che mi è stata immediatamente chiara era che per aiutarlo bisognava cambiare il modo di pensare, il modo di vedere le cose … bisognava imparare a vedere il mondo come lo vedeva lui e non come lo vedevo io. Per insegnare a questi bambini bisogna prima studiare e capire loro, capire come funziona il loro pensiero, e poi cercare ogni mezzo che li aiuti ad arrivare la dove gli altri arrivano in maniera automatica. Quindi per insegnargli ci vuole soprattutto istinto, fantasia, creatività e pazienza. Mi sono resa conto che hanno assolutamente bisogno di qualcuno che gli insegni ad usare gli strumenti informatici, ma soprattutto che gli insegni ad impadronirsi delle tecniche e delle strategie che permettano anche a loro di imparare e di diventare autonomi. Inoltre ho capito che per aiutarli è indispensabile lavorare in equipe, ci deve essere un metodo e una didattica unica, ci deve essere uno scambio di informazioni continuo tra genitori, professionisti e insegnanti. E ho pensato, ci vorrebbe una figura terza accettata da tutti che li aiuti ad appropriarsi degli strumenti compensativi, che medi e informi, da qui è nata l'idea del doposcuola che ora conduco. Il mio sogno è che questo doposcuola un giorno venga trasferito dentro le mura della scuola.

DATA 18/03/2013 16.18.03 - AUTORE Enzo Sacco

Un aiuto concreto agli alunni con DSA da parte degli insegnanti di sostegno e curriculari.Scrivo sul forum per confrontarmi con voi, colleghi. In classe ho una situazione molto variegata: alunni con il sostegno, alunni Dsa e altri con segnalazione. Sorgono dei problemi per la programmazione e la valutazione infatti, se gli alunni con il sostegno hanno il Pei e gli alunni Dsa il piano didattico personalizzato, come posso prevedere per gli alunni segnalati le famose misure compensativi e gli strumenti dispensativi se a scuola c’è solo la relazione di un medico che non è una “vera” certificazione? Non so se altri si pongono lo stesso problema, ma i casi del genere si moltiplicano. Anche nel corso dell’anno arrivano genitori che consegnano relazioni di medici che, da un lato dicono che il ragazzino non ha diritto al sostegno, e dall’altro raccomandano alla scuola (in calce e scritto in maiuscolo) di valutarli come se fossero certificati. Enzo Sacco

DATA 18/03/2013 17.11.33 - AUTORE elena marletta

I problemi da affrontare in caso di alunni affetti da DSA, sono molteplici e relativi non solo al soggetto (carattere, conoscenze, competenze, situazione socio-culturale), ma al contesto in cui è inserito. Questi fattori contribuiscono ad accrescere le difficoltà degli alunni che già hanno una percezione sbagliata di sé stessi e delle loro capacità (autostima generalmente molto bassa), in più spesso vengono confermati in questa errata visione dal comportamento sbagliato proprio dei docenti. Una delle difficoltà reali è quella di coinvolgere i docenti curricolari nelle attività previste per gli alunni affetti da DSA, e nell’utilizzo degli strumenti compensativi e dispensativi previsti dalla legge per loro. Le difficoltà mostrate da tali alunni, vengono spesso sottovalutate e velocemente liquidate come “cattiva volontà o mancanza d’impegno”.Frequenti sono gli atteggiamenti di “accanimento didattico”,volti fondamentalmente ad evitare quello che viene spesso considerato un “surplus lavorativo” non dovuto. Ritengo fondamentale e necessario in questo caso, come in molte altre situazioni che riguardano alunni con disabilità in generale, la formazione dei docenti “curricolari”, che troppo spesso “affidano”l’attività (in toto) degli alunni affetti da disabilità, all’insegnante di sostegno in quanto “specialista” del settore, come se l’alunno fosse di esclusiva proprietà di quest’ultimo.

DATA 23/03/2013 14.30.53 - AUTORE Antonella_L219Y

Secondo la mia esperienza di Tutor gli insegnanti curricolari in presenza in classe di un alunno DSA dovrebbero cambiare la didattica per tutta la classe; in quanto la didattica adatta ad un DSA è utilissima anche per gli altri bambini: l’utilizzo di schemi e mappe, di computer e video, di supporti tattili e sensoriali, ecc. aiutano a comprendere e immagazzinare meglio gli argomenti delle lezioni a tutti i bambini, non solo i DSA. Inoltre si inizierebbe ad insegnare ad usare mezzi utili alla vita che si dovrà affrontare nel momento dell’uscita dalla scuola: il ragionare, l’usare strategie, l’utilizzo delle informazioni, l’uso degli strumenti informatici e digitali sono ormai, nella società moderna, strumenti indispensabili per tutti. Tutto questo porterebbe minor fatica anche agli insegnanti che non dovrebbero più cercare di destreggiarsi tra il metodo rivolto verso un bambino e quello rivolto verso un altro … a scapito quasi sempre del DSA.

DATA 26/03/2013 23.31.51 - AUTORE Antonella_L219Y

Un aiuto concreto agli alunni con dsa da parte degli insegnanti di sostegno e curriculari sta nell’insegnargli e permettergli di usare il computer come strumento compensativo, cosa che purtroppo non avviene ancora sempre. Uno dei maggiori problemi presenti nei soggetti che soffrono di dsa, infatti è la mancanza di autonomia nell’apprendimento, tale mancanza li porta ad una disistima e ad un insuccesso formativo. Per raggiungere l'autonomia formativa occorrono: 1. adeguati strumenti compensativi ed ausiliari; 2. una buona motivazione; 3. un ambiente favorevole e stimolante. l’informatica si presta in maniera specifica a supportare tali caratteristiche. Il computer è per sua natura veloce, memorizza grandi quantità di dati e permette di creare documenti riproducibili, rielaborabili, ben impaginati, di facile reperibilità. Tutto questo mette in evidenza come le maggiori caratteristiche del computer coincidano con i maggiori bisogni dei ragazzi con dsa. I dislessici, ad esempio, quando devono eseguire compiti di letto-scrittura, spesso sono lenti ed hanno difficoltà ad accedere alla memoria breve, se sono disgrafici producono testi illeggibili. raramente il materiale che producono è riproducibile o rielaborabile. L’informatica quindi, rappresenta un’insostituibile opportunità per chi soffre di dsa, in quanto consente un completo utilizzo delle abilità integre, quali l’intelligenza e la fantasia. Il computer permette anche un vantaggio di tipo psicologico, in quanto aumenta la sicurezza e la fiducia nei soggetti che hanno disturbi specifici di apprendimento (dsa) e l’informatica assume un ruolo primario per dare la possibilità di costruire percorsi didattici compensativi e abilitativi.

DATA 27/03/2013 18.23.56 - AUTORE Diana_Z140D

Incredibile, ma vero! Sono tutor per i ragazzini con DSA. Ho iniziato a fare questo lavoro poco tempo fa. Parte tutto dopo un lungo discorso con la mia amica che ha il figlio dislessico. Ho deciso di aiutarlo, soprattutto a fare i compiti di Inglese. Non è un lavoro semplice da fare, ma mi sono convinta che se riusciamo a mettere affetto, amore, speranza in ciò che facciamo, ci si riesce a realizzare l’obiettivo sia per i ragazzini, sia per i genitori che per noi, i tutor. Proprio la settimana scorsa ho ricevuto una chiamata della mia amica: “Il tuo studente ha preso 8 di Inglese! È stato lui a chiedere di essere interrogato!” mi parlava con una voce felicissima e contentissima. Questa realtà ci dimostra che dopo un lavoro in armonia, con diversi strategie di apprendimento ci si può fare: incredibile, ma vero!

DATA 27/03/2013 18.36.20 - AUTORE Tizianaf839v

Tiziana_f839v Credo che la legge 170, da sola, non aiuti affatto gli alunni DSA, necessita cambiare le mentalità e soprattutto ridurre il numero degli alunni per classe. Dal 2010 le 104 degli alunni con problemi di disturbo specifico dell’apprendimento sono state per lo più revocate e allievi abituati ad avere accanto a sé i docenti di sostegno, ora sono costretti a gestirsi autonomamente. Alcuni alunni sono stati definiti “guariti” dalle commissioni mediche, per mere problematiche di carattere economico, negando terapie logopediche, poi rimpiazzate dalla sola programmazione educativa personalizzata. Tutto si riduce ad appianare burocraticamente l’aspetto programmatico: le programmazioni individualizzate Lg. 104 trasformate in personalizzate per i DSA diagnosticati (dal 2010 in poi) ed infine quelle per gli alunni con bisogni educativi speciali, (vedi C.M del 6 marzo 2013) in cui rientra ciò che le commissioni mediche hanno rifiutato e negato: DSA privi di diagnosi, fasce deboli, stranieri non alfabetizzati… Come se tutto fosse risolto esclusivamente da una programmazione depositata agli atti e che risolva, o prevenga i possibili contenziosi.

DATA 30/03/2013 0.15.29 - AUTORE Diana_Z140D

Il miglior amico di mio figlio è un ragazzino con DSA e, nonostante al fatto che sono amici del cuore, mio figlio non sapeva che lui aveva questo problema. Un giorno a scuola ha subìto una bruttissima esperienza:durante la verifica di matematica, la maestra si è avvicinata al suo amico dandoli la tabella dei numeri da uno a cento. Lui è intervenuto dicendo che non era giusto che il suo amico usi la tabella e gli altri no. Da lì è nata una bruttissima atmosfera tra maestra, madre, alluno e amico con DSA. Mio figlio ha preso addirittura una nota ed è venuto a casa sconvolto. Secondo me la nota sarebbe per la maestra e non per lui. Chiedo a tutti voi, è giusto che i maestri non avvisino la classe della presenza dei ragazzini con DSA?

DATA 30/03/2013 17.23.54 - AUTORE Tizianaf839v

Tiziana_f839v Fondamentale è l’aggiornamento di tutti i docenti, non solo quelli di sostegno, già sensibili all’accoglienza degli alunni svantaggiati e con problemi di D.S.A. La formazione suggerisce metodologie e strumenti, ma la reale integrazione sarà raggiunta grazie alle risorse materiali oltre che umane: aule munite di LIM e personal computer fissi, programmi adeguati, laboratori per tradurre conoscenze in competenze, strumenti utili a ridurre la frustrazione e la svalutazione che questi alunni vivono quotidianamente. Risorse utili in tutte le scuole, soprattutto quelle di “frontiera”, in cui l’emarginazione, la dispersione e lo svantaggio socio-culturale è evidente. Proponendo una didattica alternativa, anche in termini d’inventiva, permettendo a tutto il gruppo classe di vivere la presenza degli alunni con problemi di apprendimento come un’opportunità e una risorsa per tutti e non solo in termini di solidarietà.

DATA 07/04/2013 9.55.47 - AUTORE Tere

Ho letto numerosi ed accorati contributi sul tema DSA. Non ho ben compreso se la maggior parte di coloro che scrivono sono docenti di sostegno per i quali occorre senz'altro un impegno ed una professionalità' notevoli per aiutare questi ragazzi. Ma che dire degli altri alunni? M i rendo conto con preoccupazione che il livello della mia didattica si sta abbassando sempre più' perché' i dettami della inclusione non permettono la crescita degli alunni che rientrano nella categoria che definirei BEN (bisogni educativi normali) .

DATA 16/04/2013 13.23.29 - AUTORE luigia tortora

Non bastano poche righe per descrivere le incredibili opportunità offerte da una LIM... Le sue possibilità di utilizzo sono davvero infinite: dal "normale" lavoro che si farebbe con la lavagna di ardesia (con la notevole differenza che si può salvare ogni pagina e rivedere la lezione insieme, ampliarla, modificarla ulteriormente) ai giochi interattivi, alle annotazioni e alle modifiche "al volo" su presentazioni, file di testo o di calcolo, filmati... alla costruzione collaborativa di mappe, testi e di quant'altro si voglia...Eccezionale!

DATA 16/04/2013 13.30.26 - AUTORE luigia tortora

Nella scuola si sente l’instabilità del progetto didattico tra le pressioni all’innovazione e le resistenze al cambiamento. La Lavagna Interattiva Multimediale, come ambiente di apprendimento nella scuola, è una recente acquisizione, che apre la possibilità di incidere sulla qualità della formazione e di rivedere le coordinate di ruolo nell’apprendimento. Proiettare la formazione in un nuovo scenario di intersezione tra discipline, contesti, saperi, speciali socialità, risorse e strumenti Web 2.0 potrebbe essere un ottimo modo di pensare a questo strumento

DATA 16/04/2013 14.56.06 - AUTORE marisaH096F

Sono una docente di religione cattolica, all'inizio della sua attività, felicissima di iniziare questo corso on-line sui dsa. Ho scelto di arricchire la mia formazione perchè sono dell'idea che il lavoro dell'insegnante sia una "vocazione", ad un gradino sotto quella materna, la madre partecipa più di ogni altro a creare la vita, l'insegnante, invece, ha il compito di mettere in cammino quelle vite, di bambini, ragazzi che ha di fronte. Il suo lavoro non consiste in una semplice trasmissione di nozioni, ma farsi carico delle vite degli altri, che è una gioia, una pienezza che nessun altro lavoro dà. A volte mi è capitato di conoscere alunni con problemi di condotta, iperattivi, oppure, al contrario, chiusi in se stessi, apatici. Ora, capisco che non bisogna subito esprimere un giudizio, come dietro a tali atteggiamenti, molto probabilmente, si nasconde un disagio emotivo, causato da un disturbo specifico di apprendimento. Bambini con dsa non hanno la possibilità di sforzarsi di più, fare più attenzione, guardare meglio o aumentare da soli la loro motivazione. Hanno bisogno di aiuto per fare queste cose. Non studiare non è la causa, ma la conseguenza di dsa. Comprendo come sia importante una diagnosi corretta e precoce, poichè la mancata individuazione di tali disturbi, può causare difficoltà nello sviluppo che possono compromettere l'apprendimento scolastico e la conseguente maturazione dell'alunno. L'insegnante ha il dovere di essere preparato per riconoscere le cause di un insuccesso scolastico, ma poi, il compito importante di sostenere il bambino attraverso strategie didattiche, strumenti adatti ad imparare, per aiutarlo nel percorso formativo. Sono sicura che questo corso mi fornirà tali strumenti. AUTORE marisaH096F

DATA 22/04/2013 14.29.03 - AUTORE marisaH096F

Ho imparato tanto da questo corso on-line sui dsa, strutturato in maniera chiara e semplice. Ringrazio l’Associazione dell’Assodolab per questa opportunità che mi è stata data. Vorrei esprimere alcune considerazioni. Il rinnovamento pedagogico della scuola dovrebbe andare nella direzione di diminuire ed arginare le difficoltà. La tanto attesa Legge sui DSA n.170/2010 ha realizzato un grande passo avanti in questo senso, poiché essa ha dato, finalmente una definizione dei disturbi di apprendimento, finalizzata a come si debbano serenamente affrontare, senza pregiudizio, all’interno di un sistema didattico, finalmente, flessibile alle differenze. La Legge tutela il diritto all’istruzione degli studenti con dsa, ne rispetta l’identità personale, riconosce la possibilità di avere una programmazione personale (PEP) redatta dal consiglio di classe in collaborazione con gli operatori socio-sanitari in accordo con la famiglia. Permette allo studente l’utilizzo del computer, della calcolatrice, libri digitali, usare le mappe durante le interrogazioni, registrare le lezioni e così via. Strumenti compensativi e dispensativi che devono essere conosciuti dai docenti e quindi devono essere in grado di insegnare ad usarli; obbligare un ragazzo dislessico a leggere ad alta voce vuol dire esporlo ad un grande disagio senza in realtà alcun beneficio. Tutto ciò non per facilitare l’alunno rispetto ai suoi compagni, ma consentire di compensare il suo disturbo. A chi è miope non gli si può chiedere di togliere gli occhiali, altrimenti non li porterebbe, così al ragazzo con dsa non gli si può negare di utilizzare la calcolatrice. Un contesto che non metta in atto attività didattiche personalizzate, strumenti compensativi e misure dispensative, non permetterebbe all’alunno l’ingresso nel sistema formativo, per cui egli non potrebbe che soccombere, perché apprende solo a determinate condizioni. Vorrei concludere questo mio intervento con una citazione di L.Kolberg “ Giustizia non è dare a ognuno la stessa cosa, ma dare a ognuno ciò di cui ha bisogno”.AUTORE marisaHO96F

DATA 23/04/2013 12.25.07 - AUTORE Marianna

Sono un'insegnante di Inglese della scuola primaria che utilizzerà per la prima volta la LIM nelle prossime lezioni. Ritengo la LIM un valido strumento di coinvolgimento dei bambini perchè si integra benissimo con i computer e i tablet che i bambini usano già per i loro giochi e le loro prime ricerche a casa. Mentre però per l'uso in casa essi sono quasi sempre soli, in classe -invece- seguono la LIM insieme ai loro compagni e possono essere stimolati a confrontarsi di più con gli altri e ad acquisire da noi insegnanti la capacità di selezionare meglio le informazioni e i dati necessari per la loro capacità di apprendimento.

DATA 23/04/2013 12.25.53 - AUTORE Marianna

Uso della LIM: Vantaggi: I bambini “vedono” l’insegnante che agisce con lo strumento e traccia collegamenti, mostra possibilità di connessioni multimediali tra argomenti, valorizza le connessioni ipertestuali, naviga tra diagrammi, testi, immagini, suoni….. La possibilità di utilizzare “file” audiovisivi diventa poi fondamentale per il corretto apprendimento dei primi suoni di una nuova lingua.

DATA 24/04/2013 12.00.16 - AUTORE guendalina_A794S

Sono una psicologa psicoterapeuta, operante nella provincia di Bergamo, con una formazione gruppoanalitica. Da quattro anni lavoro presso un istituto di formazione professionale come insegnante di sostegno, referente dell’istituto per gli allievi diversamente abili e collaboro con la referente per i DSA, anch’ella psicologa psicoterapeuta. Dalla mia esperienza lavorativa, confrontandomi con la dirigente scolastica, persona sensibile alla diversità ma poco incline, per motivi di impegno lavorativo, a seguire le diverse e periodiche rivisitazioni delle normative legislative riguardanti gli allievi con svantaggi cognitivi e socioculturali, ritengo che una formazione di tipo psicologico sia essenziale per rilevare non solo il disturbo cognitivo ma anche i vissuti emotivi dell’allievo nonché le dinamiche relazionali che vengono a delinearsi all’interno del gruppo classe. I nostri studenti, in pieno turbamento adolescenziale, che iniziano un percorso professionale in una scuola superiore, tendono a presentarsi in una “veste” nuova, giocandosi un ruolo diverso rispetto alla propria immagine di sé legata alla scuola media, che rimanda ad una visione più infantile. Ciò è vero soprattutto per gli allievi diversamente abili o DSA, che combattono il disagio di essere considerati diversi, di essere etichettati come handicappati o addirittura “matti”, con inevitabili fantasie di contagio circolanti all’interno della classe; perciò il lavoro dell’insegnante di sostegno deve prendere in considerazione il malumore dell’allievo causato dall’affiancamento all’interno della classe, del disagio nutrito ogni volta che si richiede un’attività di supporto che allontani il ragazzo dal gruppo, inoltre il docente deve lavorare sull’autonomia e contrastare la dipendenza che spesso gli studenti ripropongono nella scuola superiore. Inoltre l’attivazione delle misure compensative e dispensative, all’interno della classe e con strumentazioni tecnologiche evidenti (quali il computer, l’ipad, la sola calcolatrice), rende ancora più visibile la differenza della loro situazione di fronte ai compagni, per cui spesso questi studenti preferiscono evitare lo strumento per non apparire ancor più poco capaci. Altro momento fondamentale per i nostri allievi è la valutazione: spesso i compagni rimarcano la diversità nell’utilizzo degli strumenti compensativi, riconducendo il successo di una prova all’aiuto dell’insegnante di sostegno o alla prova semplificata o al computer. Il lavoro sul ragazzino DSA è un impegno che si deve estendere innanzitutto ai vissuti emotivi dell’allievo che mettono in campo l’accettazione del proprio disturbo, mediante un percorso di integrazione del disturbo nell’immagine di sé che contrasti l’ideale del sé, anche partendo dalla spiegazione della patologia vera e propria, soprattutto per coloro che vengono diagnosticati in tarda età. Inoltre l’incarico deve coinvolgere in maniera attiva anche il gruppo dei compagni, per limitare possibili episodi di vessazione e/o bullismo, e per creare davvero un clima il più possibile sereno che indubbiamente agevola l’apprendimento. Altro percorso fondamentale riguarda l’accompagnamento della famiglia, che spesso si perde all’interno dei meccanismi istituzionali che portano alla certificazione; il sostegno e la possibilità di ricevere spiegazioni comprensibili all’interno di una relazione di fiducia, insieme alla collaborazione sul piano didattico che tenga realmente conto della loro opinione, mediante un confronto che faccia loro ricoprire un ruolo attivo, sono elementi che garantiscono un clima di serenità e reale progettualità positiva che va a coinvolgere anche il figlio. Concludendo sono dell’opinione che la formazione e l’aggiornamento per noi operatori scolastici debba essere obbligatorio ma esso non deve ricoprire solo il campo della didattica; ancora ritengo che si debbano creare momenti significativi di confronto scuola-famiglia e soprattutto tra famiglie di allievi DSA affinché circolino esperienze ed emozioni che contrastino la confusione e la solitudine, parametri che influenzano la dispersione scolastica, alimentano incomprensioni tra genitori e figli e tra famiglie e scuola.

DATA 25/04/2013 19.23.32 - AUTORE ELGAI628W

Sono una psicologa psicoterapeuta, operante come referente DSA ed insegnante di sostegno in una scuola professionale della provincia di Bergamo. Condivido il post di Guendalina ed aggiungo che una formazione ad hoc sui DSA sarebbe indispensabile per tutti i docenti e andrebbe normata in qualche modo dalle autorità competenti (nel mio caso Regione Lombardia) in quanto, nella mia esperienza lavorativa, spesso mi trovo di fronte a colleghi che, benchè preparati spesso anche a livello pedagogico e competenti nella loro disciplina, faticano a comprendere le caratteristiche di questi disturbi e tendono a frenare gli interventi compensativi/dispensativi perché timorosi di non riuscire a garantire l’acquisizione (e soprattutto la verifica) degli standard di apprendimento… Non è facile infatti trovare il modo di dribblare il disturbo senza avere una formazione specifica in merito e spesso questa carenza del corpo docente induce a vivere il percorso scolastico degli allievi DSA come una fastidiosa incombenza oppure a banalizzare la situazione con l’idea che di fronte ad una certificazione di DSA si debba in qualche modo garantire la promozione… Credo quindi che chiunque si stia formando in questo campo debba assumere come compito implicito quello di diffondere il più possibile le informazioni e sensibilizzare anche i colleghi più “resistenti” a fare lo stesso.

DATA 26/04/2013 19.45.16 - AUTORE camillaA794R

Desidero sottoporre all’attenzione dei colleghi (sono una psicologa, ma sono stata un'insegnante per anni), la riflessione personale che segue. Premesso che: - se ci sono dubbi circa la presenza di un DSA in un soggetto, si può intervenire fin dal secondo anno della scuola primaria per la letto-scrittura e alla fine del terzo anno della scuola primaria per le abilità di calcolo; - che questo permette di prevenire una serie di conseguenze strettamente legate alle difficoltà di apprendimento, come l’INSUCCESSO SCOLASTICO, un’EVOLUZIONE FUNESTA DEL/DEI DISTURBO/I l’ABBATTIMENTO DELL’AUTOSTIMA e dell’AUTOEFFICACIA, la PERDITA DELLA MOTIVAZIONE (in toto o in parte), il RITIRO e/o il RIFIUTO a sottoporsi non solo alle PROVE SCOLASTICHE, ma più tardi alle PROVE DELLA VITA, dicevo, tanto premesso, non è sempre facile per gli insegnanti attuare questo. Ciononostante, personalmente ho verificato che, soprattutto quando c’è la fortuna di avere l’insegnante di sostegno, se l’INSEGNANTE DI SOSTEGNO viene identificato dal c.d.c. come la FIGURA CENTRALE di riferimento per il soggetto affetto da DSA, anziché, come spesso accade, come una figura marginale, il gruppo docenti lavora meglio. Mi spiego: in un certo senso va bene che il c.d.c. “deleghi” all’insegnante di sostegno, il ragazzo, a condizione però che questa “delega” serva ai docenti curricolari di “liberare” parte delle energie che attengono alla “responsabilità” verso il ragazzo, per utilizzarle maggiormente in una programmazione più “raffinata” verso il soggetto stesso. In altre parole: “affidarsi” alle indicazioni dell’insegnante di sostegno, facendolo diventare “centrale”, in quanto persona che riveste un ruolo di competenza particolare, adatto a dare utili suggerimenti a tutti per tutte le materie, su come operare per affrontare lezioni toriche, pratiche e compiti di verifica, non significa in realtà “affidare” il soggetto esclusivamente ad una persona (l’insegnante di sostegno), ma, in un certo senso, farsi “guidare” a vantaggio di indicazioni sicure su come impostare le lezioni e a vantaggio del conseguente “ sgravio di impegno” che ne deriva, soprattutto in quei casi in cui certi insegnanti tentano, senza grandi risultati, di “entrare nella testa del ragazzo” e in quei casi, ahimè anch’essi presenti, in cui certi insegnanti non profondono impegno alcuno nei confronti dei soggetti con DSA! Vorrei concludere questo mio intervento con una frase riassuntiva che rivolgo con fiducia a tutti i colleghi: meno “sensi di colpa” e più “ascolto” verso le persone che ci possono indirizzare, come gli insegnanti di sostegno! Che spesso “sostengono” non poco anche i colleghi curricolari!

DATA 28/04/2013 17.36.41 - AUTORE camillaA794R

Sono del parere che si dia spesso poco spazio a quell’ambito della didattica che prende il nome di DIDATTICA METACOGNITIVA. In altre parole si tratta di quel “lavoro a monte” che ogni insegnante può fare, all’interno di ogni materia e con tutti gli allievi, per prevenire errori di vario tipo. Vorrei riferirmi qui, in particolare, all’apprendimento della lingua. Non solo a ciò che attiene l’alfabetizzazione basilare e l’apprendimento della letto-scrittura ma anche l’apprendimento successivo della grammatica e delle forme sintattiche. Ho scelto di parlare della lingua perché è bene che ogni insegnante sappia che, anche se la sua materia di insegnamento fosse matematica o scienze o tecnologia o educazione motoria, tutte le materie in effetti si affrontano grazie alla lingua, che veicola tutte le informazioni. Ecco perché la lingua acquisisce centralità sempre, non solo nella scuola primaria, ma anche in quella secondaria di primo e secondo livello. Poiché gli allievi in generale, e gli allievi con DSA in particolare, si giovano molto del fatto di poter imparare ad osservare e a riflettere sui processi mentali che sottostanno ai pensieri che essi vogliono esprimere, diventa estremamente utile insegnar loro ad “auto-osservarsi”. Questo può essere fatto, ad esempio, chiedendo agli allievi, prima che si mettano a scrivere, di esprimere verbalmente ciò che vorrebbero mettere per iscritto. Accompagnare gli allievi nella verbalizzazione e nell’osservazione delle regole con cui dovranno poi confrontarsi scrivendo, soprattutto le regole morfo-sintattiche nel caso in cui il compito preveda la scrittura di un testo, aiuta i soggetti a prendere coscienza dei propri processi mentali e delle difficoltà che si presenteranno e a pianificare perciò a monte, la struttura del testo che vorranno scrivere. Le prime volte può farlo l’insegnante esponendo in prima persona ciò che vorrebbe scrivere e poi rifacendo l’esempio con un allievo; poi può far lavorare a coppie gli allievi, invitandoli ad aiutarsi l’un l’altro nella formulazione dei pensieri, soprattutto quando si tratta di rielaborazioni e/o di sintesi, di tematiche affrontate in più momenti e da più punti di vista. Si può facilmente intuire come un compito di rielaborazione, strutturato in modo che ci siano pensieri organizzati “a monte”, possa in realtà essere applicato ad ogni tematica e, di conseguenza, utilizzato come “modello” di riferimento per i docenti di ogni materia. Un lavoro siffatto diventa così “trasversale” ad ogni disciplina e, in una logica di ripetizione continua dei processi che l’allievo deve apprendere, logica che diventa particolarmente necessaria per gli allievi con DSA, diventa uno strumento eccellente di immediato e facile utilizzo per tutti, che ha anche il vantaggio di non richiedere ai docenti la precedente preparazione di materiale didattico particolarmente elaborato. Auspicabilmente schemi, parole-chiave, immagini, sintesi che verosimilmente sono già stati utilizzati nelle precedenti fasi di spiegazione e di presentazione degli argomenti.

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