Ente accreditato e qualificato che offre formazione - D.M. 177/2000 e Direttiva n. 90 del 01/12/2003.

DATA: lunedì 23 ottobre 2017

Preparati alla prova preselettiva Concorso Docenti su TastoEffeUno.it

Su TastoEffeUno.it sono disponibili i quiz ministeriali, in formato interattivo, per una preparazione seria e mirata al superamento della prova preselettiva Concorso Docenti. Poiché il tempo a disposizione per la preparazione è limitato, i quesiti sono stati organizzati per ognuno dei 70 MODULI e per AREE: a differenza dell'allenatore del MIUR, è possibile quindi esercitarsi solo su alcune AREE escludendo quelle in cui si ha una adeguata preparazione. VAI AL SITO

Un aiuto concreto agli alunni con DSA, BES ecc.. da parte degli insegnanti di sostegno e curriculari.

In questi venti anni ed oltre di insegnamento, penso di aver visto un po’ tutto quello che succede negli Istituti di Scuola Superiore italiana. Dal Nord al Sud, dall’Est all’Ovest, anche se gli edifici scolastici cambiano dal più moderno a quello più obsoleto, il materialo umano è sempre lo stesso. Gli alunni in difficoltà vanno motivati o rimotivati, gli insuccessi scolastici vanno portarli a dei buoni risultati, la perdita di autostima ed atteggiamenti rinunciatari nei confronti della Scuola devono essere un punto prioritario di ogni docente, sia esso specializzato sul sostegno, sia esso curriculare. Ognuno deve dare il meglio di se stesso, partendo dalla propria esperienza professionale. Gli alunni ed in special modo, gli studenti con Disturbi Specifici di Apprendimento, gli alunni che necessitano di BES – Bisogni Educativi Speciali o con altre patologie, andranno trattati “con guanti bianchi” perché il loro avvenire è alquanto incerto ed insicuro. Il buon educatore dovrà alleviare il disagio, le difficoltà, i disturbi ed ottimizzare i bisogni che portano ad un rallentamento del programma nel soggetto affetto da patologie. Occorre fare di tutto affinché gli alunni abbiano lo stesso trattamento e la stessa «change» nella vita piena di ostacoli che a volte sono insormontabili. Un ringraziamento va all’associazione Assodolab che ha affrontato questi discorsi attraverso corsi di formazione e aggiornamento on-line e in presenza sia sui DSA che sui BES attraverso momenti di formazione in videoconferenza e a voi che seguite con attenzione questi bambini. Prof. Agostino Del Buono Presidente Nazionale Assodolab

DATA: 10/02/2011 - Autore Prof. Agostino Del Buono - Post 1250

COMMENTI - PAGINA 54

DATA 26/11/2016 12:24:59 - AUTORE nicolettaE974Z

Sono un'insegnante di sostegno della scuola primaria e mi occupo di bambini disabili da circa venti anni.L'esperienza mi porta a dire che il nostro intervento è quasi del tutto nullo se non si riesce ad avere la collaborazione della famiglia da un lato e delle colleghe di classe dall'altro. Personalmente sono una che crede molto nel proprio lavoro e cerca di dare il massimo. Proprio per questo motivo cerco di instaurare un rapporto di complicità sia con i genitori che con i colleghi, faccio spesso valere le mie convinzioni in merito a strategie didattiche da utilizzare in classe e per tutti gli alunni, in modo che venga tutelato il diritto alla socializzazione e all'apprendimento anche degli alunni con BES.

DATA 26/11/2016 12:37:42 - AUTORE nicolettaE974Z

Mi occupo di disabilità da circa venti anni in quanto sono un'insegnante di sostegno della scuola primaria. Personalmente credo che il nostro lavoro è valido solo ed esclusivamente se, sia i genitori che i colleghi di classe supportano, condividono e collaborano con noi. Negli ultimi anni ho frequentato parecchi corsi di aggiornamento sui BES e cerco, sempre per il bene degli alunni, di mettere in pratica le varie strategie didattiche utili a tutti gli alunni della classe ma soprattutto agli alunni con bisogni educativi speciali affinché possano raggiungere gli stessi traguardi di apprendimento e socializzazione.

DATA 26/11/2016 13:29:40 - AUTORE giuseppeA176T

Voglio socializzare il concetto di Gestione della Classe in cui sono presenti alunni BES, in considerazione della difficoltà che ogni Docente potrebbe incontrare nello svolgimento della propria attività cirricolare. Secondo me il concetto di Gestione della Classe deve essere analizzato sotto due aspetti essenziali ed indivisibili: - Didattico; - Socio - relazionale. Gestire la classe dal punto di vista didattico significa mettere in atto tutte le strategie operative che possano far sviluppare gli aspetti cognitivi degli alunni, utilizzando metodi idonei affinchè si ottengano proficui risultati didattici (programmazione adeguata, obiettivi cognitivi diversificati in base alla eterogeneità degli alunni, acquisizione di competenze curriculari). Dal punto di vista socio - relazionale significa mettere in atto le giuste strategie che ci permettano la creazione di un gruppo classe affiatato che consenta l'inclusione di tutti i soggetti coinvolti. Elenco i punti di forza e di debolezza del mio modo di gestire la classe che ho riscontrato durante il mio lavoro: Punti di forza - riuscire a coinvolgere positivamente tutti gli alunni della classe; - riuscire ad integrare dal punto di vista relazionale l'alunno BES, coinvolgendolo in attività comuni: lavori di gruppo,piccoli giochi di ruolo. - raggiungere gli obiettivi prefissati, relativi anche alla diagnosi funzionale dell'alunno, esaltando ciò che sa fare e cercando di approfondire e migliorare i punti di debolezza dello stesso. Le strategie da utilizzare per raggiungere questi obiettivi saranno alla base dell'integrazione del gruppo classe e nel gruppo classe. Punti di debolezza - difficoltà nella gestione dell'alunno all'interno del gruppo classe , quando lo stesso manifesta resistenza e si chiude rispetto all'attività proposta , e tende inoltre, a boicottare tutte le attività didattiche organizzate cercando di mettersi al centro dell'attenzione. - eccessivo numero di alunni componenti il gruppo classe, con conseguente difficoltà a prendersi cura di tutto il gruppo classe. - Difficoltà nel coinvolgere la famiglia.

DATA 26/11/2016 13:35:19 - AUTORE Aldo

Salve, gli studenti con disabilità, con disturbi evolutivi (come DSA, ADHD etc.) e con svantaggio socio-economico, linguistico e culturale necessitano di Bisogni Educativi Speciali (BES) a scuola. Oggi lo strumento idoneo per gli alunni BES è la compilazione del PDP che spetta sempre alla scuola, e questo può avvenire durante l’anno anche inoltrato. Solo per le diagnosi di DSA, il PDP dovrebbe essere operativo entro 3 mesi dalla presentazione della documentazione diagnostica a scuola. Motivo per cui è sempre bene segnarsi data e numero di protocollo della presentazione dei documenti. “La scuola predispone, nelle forme ritenute idonee e in tempi che non superino il primo trimestre scolastico un documento che dovrà contenere almeno le seguenti voci, articolato per le discipline coinvolte dal disturbo” (DM n°5669 12/7/2011) a questo punto seguono alcuni punti da inserire nel PDP, in questa pagina il MIUR mette a disposizione dei modelli di PDP. Se si frequenta una classe in cui vi saranno gli esami di Stato, è invece richiesto che la diagnosi sia presentata entro il 31 marzo dell’anno in corso (CM n° 8 del 6/3/2013).

DATA 26/11/2016 13:38:15 - AUTORE Aldo

Salve, gli studenti con disabilità, con disturbi evolutivi (come DSA, ADHD etc.) e con svantaggio socio-economico, linguistico e culturale necessitano di Bisogni Educativi Speciali (BES) a scuola. Oggi lo strumento idoneo per gli alunni BES è la compilazione del PDP che spetta sempre alla scuola, e questo può avvenire durante l’anno anche inoltrato. Solo per le diagnosi di DSA, il PDP dovrebbe essere operativo entro 3 mesi dalla presentazione della documentazione diagnostica a scuola. Motivo per cui è sempre bene segnarsi data e numero di protocollo della presentazione dei documenti. “La scuola predispone, nelle forme ritenute idonee e in tempi che non superino il primo trimestre scolastico un documento che dovrà contenere almeno le seguenti voci, articolato per le discipline coinvolte dal disturbo” (DM n°5669 12/7/2011) a questo punto seguono alcuni punti da inserire nel PDP, in questa pagina il MIUR mette a disposizione dei modelli di PDP. Se si frequenta una classe in cui vi saranno gli esami di Stato, è invece richiesto che la diagnosi sia presentata entro il 31 marzo dell’anno in corso (CM n° 8 del 6/3/2013). Il PDP va firmato da tre figure: Dirigente scolastico (o da suo delegato), dai docenti e dalla famiglia, ciò è riportato a pag. 2 della CM n° 8 del 6/3/2013. Infatti il PDP rappresenta un accordo di reciproca collaborazione tra scuola e famiglia. Ma, come abbiamo detto, il PDP non è necessario per tutti i BES, in molti casi la scuola può decidere di mettere in atto della strategie didattiche di intervento senza formalizzarle nel PDP. In questo caso, non essendoci il PDP non è necessaria alcuna firma da parte della famiglia. D’altro canto non c'è bisogno di alcun documento per spiegare l'utilizzo di strategie didattiche più conformi a migliorare l’apprendimento di un alunno in difficoltà.

DATA 26/11/2016 13:51:17 - AUTORE Aldo

Salve, il PDP non si trasformi in un dovere burocratico quanto piuttosto in un’occasione per i docenti di poter far apprendere al meglio i propri studenti. Le indicazioni operative indicano che il PDP non è un elenco di modalità dispensative/compensative e neppure delle caselline, tipo checklist, da spuntare. Si corre il rischio di produrre un PDP più per il bisogno d’avere un documento da registrare che delle indicazioni semplici ed operative da poter adottare. “Il Piano Didattico personalizzato non può essere inteso come mera esplicazione di strumenti compensativi e dispensativi per gli alunni con DSA; esso è bensì lo strumento in cui si potranno, ad esempio, includere progettazione didattico-educative calibrate sui livelli minimi attesi per le competenze in uscita (di cui moltissimi alunni con BES, privi di qualsivoglia certificazione diagnostica, abbisognano), strumenti programmatici utili in maggior misura rispetto a compensazioni o dispense, a carattere squisitamente didattico-strumentale”. (CM n°8 del 6/3/2013). La cosa più importante per il quale sono state elaborate queste normative, facciamo corsi di formazione e per cui siamo qui a discutere è di certo una: applicare il PDP in classe. La stesura di un Piano Didattico Personalizzato prevede un approccio didattico 'alternativo', basato, cioè, sulle misure e gli strumenti più adatti per il singolo bambino. L'obiettivo è metterlo nelle condizioni di lavorare come tutti gli altri. Se un bimbo, per esempio, che frequenta la seconda della scuola primaria, mostra difficoltà nella lettura, tali da non capire il testo (perché fatica a riconoscere i grafemi e legge solo sillabando), è possibile ricorrere a strumenti 'compensativi' (così li definisce la normativa). In questo caso, potrebbe essere utile un computer con un software di sintesi vocale (che legge il testo), e permette così all'alunno di aggirare lo scoglio della decodifica accedendo direttamente al significato. Ma anche un semplice registratore, facile da usare in classe, è un ottimo alleato.

DATA 26/11/2016 14:10:47 - AUTORE Tatiana

Sono un insegnante di sostegno nella scuola dell'infanzia e penso che la formazione e l'aggiornamento dei docenti siano fondamentali, soprattutto in questa nuova società "planetaria", dove esistono bisogni sempre diversi e nuovi, questi inoltre sono molto importanti per la crescita personale e professionale di noi docenti. Attraverso la formazione e l'aggiornamento dovremmo essere in gradi di capire, anticipatamente i problemi "futuri" dei nostri alunni, aiutandoli attraverso un pdp in modo da permettere al bambino il successo formativo (Tutto a tutti). Grazie per questo corso.

DATA 26/11/2016 15:20:25 - AUTORE Nicoletta

Sono un insegnante curricolare della Scuola dell'Infanzia, il nostro lavoro è bellissimo e grazie a questi corsi di formazione, ai continui aggiornamenti, riusciamo ad accrescere il nostro bagaglio personale e professionale. Purtroppo in tutte le sezioni sono presenti dei bambini con difficoltà, che come gli altri hanno diritto ad essere seguiti, con un occhio di riguardo in più, e grazie a questo corso mi sono arricchita e in questi giorni mi sono messa alla prova nell'individuare delle strategie da applicare nella mia sezione per aiutare alcuni bambini. Grazie Professore

DATA 26/11/2016 16:40:44 - AUTORE Giuseppa_9F061

Buonasera, sono un’ insegnante di scuola dell’infanzia e, in quanto tale, ritengo che aggiornarsi sui “Bisogni educativi speciali” sia indispensabile per tutti i docenti curricolari, vista la presenza, ormai generalizzata nelle classi, di alunni portatori di culture e condizioni differenziate (disabilità e disturbi evolutivi specifici, svantaggio socio-economico/linguistico/culturale). Il compito di ognuno di noi è quello di favorire il successo formativo dell’alunno, rendendolo protagonista dell’azione educativa. E' importante riconoscere precocemente il disturbo e progettare con il team docente un percorso personalizzato (PDP), che tenda a favorire la piena inclusione del bambino con l' utilizzo di metodologie e strategie innovative. Inoltre la collaborazione della famiglia riveste un ruolo fondamentale per la buona riuscita degli interventi miranti alla risoluzione della problematica in oggetto. Così facendo si potrebbe assicurare, a tutti i bambini in difficoltà, un percorso educativo che permetta loro di ‘Prendere consapevolezza delle proprie capacità e sviluppare il senso dell’ autostima’.

DATA 26/11/2016 18:55:34 - AUTORE GiuseppinaC286I

Personalmente ritengo che ogni bambino abbia diritto ad un percorso formativo adeguato alle proprie possibilità di apprendimento. Se per "piano formativo personalizzato" si intende l'adozione di tecniche didattiche specifiche per acquisire le stesse conoscenze (qualitative e quantitative) del percorso di studi degli altri compagni" normali" allora ben venga la personalizzazione. Se invece il termine "personalizzato" è una forzatura per intendere "semplificazione" e "riduzione", mi trovo in disaccordo.Spesso a scuola ci troviamo purtroppo innanzi a quest'ultima soluzione. Sforziamoci ed impegnamoci di piu' per far sentire questi alunni meno " diversi".

DATA 26/11/2016 19:04:21 - AUTORE GiuseppinaC286I

Salve, sono una docente di scuola dell’infanzia. In riferimento ai Bes mi sento particolarmente coinvolta emotivamente essendo oltre che docente, anche genitore di un alunno bisognoso di interventi educativi speciali! Personalmente ritengo che ogni bambino abbia diritto ad un percorso formativo adeguato alle proprie possibilità di apprendimento. Se per PDP si intende l'adozione di tecniche didattiche specifiche per acquisire le stesse conoscenze (qualitative e quantitative) del percorso di studi degli altri compagni" normali" allora ben venga la personalizzazione. Se invece il termine "personalizzato" è una forzatura per intendere "semplificazione" e "riduzione", mi trovo in disaccordo. Spesso a scuola ci troviamo purtroppo innanzi a quest'ultima soluzione. Sforziamoci ed impegniamoci di piu' per far sentire questi alunni meno " diversi" perché non lo sono.

DATA 26/11/2016 19:10:26 - AUTORE GiuseppinaC286I

Salve, sono una docente di scuola dell’infanzia. In riferimento ai Bes mi sento particolarmente coinvolta emotivamente essendo oltre che docente, anche genitore di un alunno bisognoso di interventi educativi speciali! Personalmente ritengo che ogni bambino abbia diritto ad un percorso formativo adeguato alle proprie possibilità di apprendimento. Se per PDP si intende l'adozione di tecniche didattiche specifiche per acquisire le stesse conoscenze (qualitative e quantitative) del percorso di studi degli altri compagni" normali" allora ben venga la personalizzazione. Se invece il termine "personalizzato" è una forzatura per intendere "semplificazione" e "riduzione", mi trovo in disaccordo. Spesso a scuola ci troviamo purtroppo innanzi a quest'ultima soluzione. Sforziamoci ed impegniamoci di piu' per far sentire questi alunni meno " diversi" perché non lo sono. “Diversi” invece sono quei docenti che sanno essere veramente “inclusivi”! Mi riferisco a chi sa valutare la diversità degli alunni perché la differenza tra gli alunni è una risorsa ed una ricchezza; a chi sa sostenere gli alunni e coltivano aspettative alte sul loro successo scolastico; a chi fa aggiornamento professionale continuo poichè l’insegnamento è una attività di apprendimento e i docenti hanno la responsabilità del proprio apprendimento permanente per tutto l’arco della vita.

DATA 26/11/2016 21:20:44 - AUTORE Giovanna Bongiorno F205Y

Giovanna F205Y - Come insegnante di arte e immagine da poco tempo immessa in ruolo, anche se con una lunga esperienza di insegnamento nei laboratori negli istituti d’arte, durante questi anni, mi sono resa conto che attraverso le varie forme di esercitazione manuali per la realizzazione di elaborati artistici, gli alunni, sia affetti da BES o da DSA, uniti nel contesto classe e chiamati ad interagire fra loro attraverso le varie attività pratiche, miglioravano le loro capacità , sia riflessive, cognitive che relazionali, riuscendo in questa maniera ad aumentare la loro autostima e un atteggiamento positivo di apertura nei confronti dei compagni che li porta ad imparare e costruire un clima collaborativo e di interazione positiva all’interno della classe. Tutto questo negli anni mi ha fatto capire che gli alunni coinvolti in lattività di coppia o di gruppo, riescono a migliore tutte quelle problematiche legate alla loro condizione di difficoltà.

DATA 26/11/2016 22:59:50 - AUTORE Prof. Ugo Avalle

Rispondo al seguente quesito: " E' corretto considerare BES un alunno che viene ospedalizzato per un certo periodo? Lo deve fare tutto il C.d.C. o solo le discipline dove si manifestano le carenze " Occorre conoscere i motivi dell'ospedalizzazione e la diagnosi che viene rilasciata dal medico. Se si tratta di un ricovero per motivi non dipendenti da cause fisio-psichiche ,quando l'alunno viene dimesso può avere diritto ad " agevolazioni" metodologico-didattiche-contenutistiche,ma limitate nel tempo. Quindi non si parla di PDP,ma è una decisione che va adottata ,comunque,da tutti i componenti il CdC . Se la diagnosi che viene stilata dal medico-specialista riguarda problemi di carattere fisio-psichico si tratta di alunno " certificato" per il quale scattano tutti i provvedimenti contenuti nella DM del 2012 e nella CM del 2013

DATA 26/11/2016 23:36:11 - AUTORE mile

Sono un’insegnante di informatica e laboratorio, e come tutti, ho assistito ad un incremento dell’utilizzo del personal computer nel trattamento dei disturbi di lettura. Il computer aveva già ampiamente dimostrato le sue potenzialità a essere utilizzato come ausilio per soggetti in situazione di handicap. Per esempio, per chi ha impedimenti motori esistono oggi diversi gradi di facilitazione nella scrittura, che vanno dall’impiego del monotasto all’uso del predittore ortografico, fino alla possibilità di dettare al computer attraverso un programma di riconoscimento vocale, che non prevede alcun impegno motorio al di fuori della verbalizzazione. In questi casi, il computer costituisce un vero e proprio strumento assistivo che consente al soggetto disabile di sopperire alle proprie difficoltà, di condurre o portare a termine un’attività, mettendo le proprie abilità al livello di quelle di tutti gli altri. Dato che la scrittura è realizzata dallo strumento, il soggetto può dedicare tutte le sue risorse per l’ideazione del testo. Alunni senza difficoltà cognitive possono apprendere grazie a strumenti che integrano le loro funzioni deboli o mancanti. L’informatica offre, dunque, una nuova possibilità di diventare autonomi, senza rinunciare all’utilizzo dei testi scolastici. L’impiego di alcuni programmi che consentono di leggere ad alta voce il testo consente al ragazzo con difficoltà di utilizzare l’ascolto piuttosto che impiegare la decodifica.

DATA 26/11/2016 23:38:16 - AUTORE mile

I programmi didattici multimediali propongono percorsi flessibili e stimolanti, favoriscono un apprendimento più attivo e collaborativo e, cosa molto importante, impediscono l’isolamento dell’alunno, un problema che per gli alunni in situazione di handicap spesso è presente. A ciò viene incontro l’utilizzo della tecnologia ipermediale, che consente di leggere un testo in più direzioni, seguendo gli interessi e le esigenze dell’alunno. Un programma ipertestuale può costituire una sorta di strumento trait d’union fra la programmazione della classe e i bisogni formativi del soggetto dislessico. La creazione, ad esempio, di una versione ipertestuale del volume di testo adottato permette all’allievo con difficoltà di sfogliare lo stesso brano su cui stanno lavorando i compagni, direttamente sul monitor del computer, e di trovare il significato di parole difficili, semplicemente cliccandoci sopra, senza dover ricorrere al vocabolario. Ogni pagina sarà, poi, seguita da prove di comprensione che permettono al ragazzo di verificare se ha capito ciò che ha letto. Così potrà seguire lo stesso programma dei compagni, e questo li avvicinerà, non solo a livello culturale, ma anche esperienziale.

DATA 27/11/2016 10:42:57 - AUTORE manuD086J

Alla luce di quanto ho appreso nel corso basic on-line sui BES, mi auguro di aver ben presto altre opportunità formative per approfondire le mie conoscenze ed accrescere le mie competenze sugli alunni con bisogni educativi speciali; soprattutto auspico una formazione che possa fornirmi suggerimenti "operativi" e "concreti" al fine di mettere in atto una varietà di metodologie e strategie didattiche tali da promuovere le potenzialità e il successo formativo in ogni alunno e di adottare le misure compensative e gli strumenti dispensativi più idonei e commisurati alle specificità di ogni singolo alunno per rendere la didattica di ogni giorno davvero inclusiva.

DATA 27/11/2016 11:01:34 - AUTORE Sandrae974e

Sono un docente di scuola del’infanzia, dal 2010 ho basato buona parte della mia formazione sui BES e sui DSA, visto che fin dalla scuola dell’infanzia è possibile che si manifestano i primi “campanellini di allarme” per i bambini con disturbi specifici di apprendimento. Purtroppo l’ostacolo più grosso sono i genitori, poiché è molto pesante metabolizzare che, il proprio figlio ha delle difficoltà ad apprendere con una metodologia “Standar”, e pur chiarendo in primis che la loro intelligenza è pari o va anche oltre, mostrano contrarietà ad affrontare la problematica per aiutare il nostro piccolo alunno. Concordo con quello che dice il Prof. Agostino Del Buono: noi docenti dobbiamo “alleviare il disagio, le difficoltà, i disturbi ed ottimizzare i bisogni che portano ad un rallentamento del programma nel soggetto affetto da patologie”, ma mi pongo diverse domande: se non c’è la collaborazione dei genitori, noi soprattutto della scuola dell’infanzia come dobbiamo fare? Agire da soli a scuola? si, certo, e al passaggio alla scuola primaria? perché far perdere ancora un anno di apprendimento “facilitato”. Io, personalmente ho avuto esperienza in merito e in classe adottavo metodologie alternative utilizzando metodi che coinvolgevano il gruppo sezione e/o di lavoro. I genitori del bambino, al passaggio alla scuola primaria hanno faticato ma alla fine il bambino, dopo aver trascorso un anno molto pesante, frastornato, oppositivo, rapportandosi con diversi difficoltà, hanno seguito l’iter burocratico, facendolo certificare al secondo anno di scuola primaria. Oggi il bambino, utilizzando metodologie compensative e dispensative frequenta serenamente la scuola primaria. Domanda: NON SI POTEVA EVITARE QUESTO TRAUMA PSICOLOGICO? Bastava semplicemente ascoltare! A mio avviso occorre tanta informazione, formazione , diffusione e divulgazione ed ancora occorre: “Un approccio metodologico che da diritto a di tutti di realizzare il proprio massimo potenziale” Cosi come sostiene il Prof. Dario Ianes.

DATA 27/11/2016 12:34:18 - AUTORE CarmelaD086R

Il primo dovere di ogni docente è quello di approfondire e adeguare il proprio bagaglio di conoscenze e competenze. La formazione continua permette al docente di aggiornarsi e interrogarsi sul valore della propria azione, su come orientarla per renderla maggiormente efficace e su come modificarla per migliorarla. Dopo aver seguito il corso Assolab, mi si sono chiariti alcuni punti che nel corso degli anni di insegnamento non avevo interpretato bene. Per questo motivo avverto l’esigenza di individuare nuove strategie per realizzare procedure più adeguate per gli allievi con disturbi specifici dell’apprendimento poiché ritengo che, attualmente, sia sempre più necessaria una didattica che miri all’inclusività. In quest’ottica sarebbe molto utile motivare lo studente, stimolare le sue potenzialità e fornirgli gli strumenti necessari per intraprendere i percorsi opportuni al raggiungimento degli obiettivi.

DATA 27/11/2016 13:07:38 - AUTORE Nicolina Daniela L331N

Sono una docente di lettere nella scuola secondaria di primo grado e ho accolto con grande interesse la normativa sui BES, perché da anni mi scontravo con l’inadeguatezza della scuola italiana rispetto alle nuove dinamiche di apprendimento che i nostri studenti presentavano. Ho una specifica laurea in Pedagogia e sono convinta che la vera formazione è quella che si attua sul campo, ma niente mi ha impedito in questi anni di seguire moltissimi corsi per DSA e BES, più o meno interessanti. Il vostro corso mi è sembrato molto valido. Penso sempre più che le difficoltà maggiori, nel recepire la normativa BES, siano legati ad una mancata nuova mentalità di tutti gli attori di questo cambiamento: docenti, alunni e genitori. Molti docenti spesso tendono a ridurre eccessivamente la complessità delle difficoltà di apprendimento in categorie più semplici e questo impedisce una personalizzazione reale dei percorsi di insegnamento/apprendimento. A difesa, però, possiamo dire che oggi un docente si trova a gestire classi molto numerose, con studenti molto vivaci, e se a questo ci aggiungiamo i numerosi DSA e BES, appare evidente che poter essere un insegnante efficace appare un’impresa titanica.

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