Ente accreditato e qualificato che offre formazione - D.M. 177/2000 e Direttiva n. 90 del 01/12/2003.

DATA: lunedì 23 ottobre 2017

Preparati alla prova preselettiva Concorso Docenti su TastoEffeUno.it

Su TastoEffeUno.it sono disponibili i quiz ministeriali, in formato interattivo, per una preparazione seria e mirata al superamento della prova preselettiva Concorso Docenti. Poiché il tempo a disposizione per la preparazione è limitato, i quesiti sono stati organizzati per ognuno dei 70 MODULI e per AREE: a differenza dell'allenatore del MIUR, è possibile quindi esercitarsi solo su alcune AREE escludendo quelle in cui si ha una adeguata preparazione. VAI AL SITO

Un aiuto concreto agli alunni con DSA, BES ecc.. da parte degli insegnanti di sostegno e curriculari.

In questi venti anni ed oltre di insegnamento, penso di aver visto un po’ tutto quello che succede negli Istituti di Scuola Superiore italiana. Dal Nord al Sud, dall’Est all’Ovest, anche se gli edifici scolastici cambiano dal più moderno a quello più obsoleto, il materialo umano è sempre lo stesso. Gli alunni in difficoltà vanno motivati o rimotivati, gli insuccessi scolastici vanno portarli a dei buoni risultati, la perdita di autostima ed atteggiamenti rinunciatari nei confronti della Scuola devono essere un punto prioritario di ogni docente, sia esso specializzato sul sostegno, sia esso curriculare. Ognuno deve dare il meglio di se stesso, partendo dalla propria esperienza professionale. Gli alunni ed in special modo, gli studenti con Disturbi Specifici di Apprendimento, gli alunni che necessitano di BES – Bisogni Educativi Speciali o con altre patologie, andranno trattati “con guanti bianchi” perché il loro avvenire è alquanto incerto ed insicuro. Il buon educatore dovrà alleviare il disagio, le difficoltà, i disturbi ed ottimizzare i bisogni che portano ad un rallentamento del programma nel soggetto affetto da patologie. Occorre fare di tutto affinché gli alunni abbiano lo stesso trattamento e la stessa «change» nella vita piena di ostacoli che a volte sono insormontabili. Un ringraziamento va all’associazione Assodolab che ha affrontato questi discorsi attraverso corsi di formazione e aggiornamento on-line e in presenza sia sui DSA che sui BES attraverso momenti di formazione in videoconferenza e a voi che seguite con attenzione questi bambini. Prof. Agostino Del Buono Presidente Nazionale Assodolab

DATA: 10/02/2011 - Autore Prof. Agostino Del Buono - Post 1250

COMMENTI - PAGINA 8

DATA 20/05/2011 23.38.12 - AUTORE rosa1968

Buonasera sono una docente di scuola primaria, insegno da quattro anni e solo il primo anno ho avuto esperienza con un bambino con patologie certificate di tipo lieve. Questa esperienza mi ha molto toccata sia dal punto di vista umano che professionale, credo che il ruolo dei docenti coinvolti nell'insegnamento e nella formazione di questi bambini svantaggiati sia di fondamentale importanza, noi siamo chiamati a costruire il loro futuro, gettiamo le fondamenta dove loro dovranno edificare la loro vita, per questa ragione a mio avviso occorre una sensibilità particolare per comprendere i loro messaggi, non sempre chiari, evitare ogni forma di competizione con i loro coetanei "normali" e rispettare i loro tempi di apprendimento e di comunicazione. L'autostima di questi bambini è un bene prezioso da tutelare, io oserei dire che è il propellente necessario ed indispensabile per crescere e confrontarsi con gli altri, per questa ragione non bisogna mai mortificarla, magari esponendo il bambino ad inutili imbarazzi nel contesto scolastico, non vanno ammoniti per i loro errori ma vanno corretti con tatto e discrezione. Per quanto suddetto, è evidente l'imortanza della formazione dei docenti, infatti ritengo che solo la giusta conoscenza della materia possa poi condurre ad un adeguato insegnamento mirante a fornire un aiuto concreto ai bambini affetti da problematiche DSA. Ritengo che il corso base DSA sia un valido supporto formativo per noi "addetti ai lavori", uno strumento indispensabile per chi vuole approfondire e perfezionare le proprie conoscenze. Saluti e buon corso a tutti.

DATA 20/05/2011 23.49.45 - AUTORE Bartola

Buonasera a tutti. Sono un’insegnante della scuola primaria, insegno da vent’anni e da due anni porto avanti un progetto dove seguo per un certo numero di ore alcuni alunni di classe terza, quarta e quinta con DSA. L’impresa non è facile ma le soddisfazioni ottenute in questi anni mi spingono sempre di più ad informarmi e aggiornarmi tutte le volte che ne ho la possibilità. Lavoro tanto con la “Sintesi vocale” ottenendo risultati soddisfacenti soprattutto nelle discipline di studio, perché a livello di intelligenza, il bambino con DSA è “normale”, anzi forse è più intelligente degli altri, per cui se non si sente all’interno del gruppo a suo agio, questo potrebbe segnare la fine del suo percorso scolastico già dai primi mesi di scuola. Nella mia classe seguo un bambino in fase di accertamento dall’ASL, con lui utilizzo anche le misure compensative e dispensative previste dal MIUR. Tali misure a dire il vero vengono usate anche dagli alunni della classe perché abbiamo allestito dei cartelloni per la lingua italiana con le regole grammaticali e gli schemi per i testi, per la matematica la tavola pitagorica, le tabelle per il Sistema Metrico Decimale e le parole chiavi per l’individuazione delle operazioni dei problemi.

DATA 21/05/2011 18.47.56 - AUTORE Maria Assunta D643N

L’intervento nei D.S.A. Per affrontare al meglio ed evitare il peggioramento dei Disturbi Specifici di Apprendimento occorre che l’intervento messo in atto sia di tipo globale, ossia è necessario coinvolgere tutte le risorse presenti: le persone (famiglia,alunni, docenti, tecnici), le conoscenze (culturali, legislative, didattiche, pedagogiche e psicologiche) e gli strumenti (tradizionali, convenzionali, compensativi, dispensativi). Occorre che l’intervento sia in ambito scolastico sia anche di tipo preventivo, attuato già nella scuola dell’infanzia, attraverso programmi di potenziamento dei pre-requisiti dell’apprendimento della letto-scrittura; nella scuola primaria si può prevenire invece, attraverso la somministrazione di test di screening che consentono di individuare i bambini a rischio di apprendimento della letto-scrittura. Alla prevenzione segue la diagnosi precoce, con l’attivazione di trattamenti tempestivi nelle prime fasi di apprendimento della letto-scrittura. L’intervento per il bambino con D.S.A. deve essere realizzato considerando le caratteristiche individuali dell’alunno, i punti di forza e debolezza delle risorse a disposizione e il rispetto degli stili di apprendimento dell’alunno. E ‘ quindi fondamentale che nella scuola tutto il consiglio di classe sia informato su cosa sono i D.S.A. e sia coinvolto nell’intervento. Il bambino diagnosticato precocemente e sottoposto ad un trattamento tempestivo, ha la possibilità di migliorare lo sviluppo delle sue competenze nonostante la presenza di un deficit, di conoscere strumenti e strategie che gli consentono di apprendere attraverso un percorso alternativo a quello tradizionale; infine, evita il peggioramento del suo disturbo e l’insorgere di nuovi disagi (frustrazione). La figura dell’insegnante è particolarmente rilevante poiché è la prima persona che riconosce se l'alunno incontra difficoltà nel percorso scolastico: quando un insegnante sospetta la possibile presenza di DSA ne deve parlare con la famiglia, suggerendo un approfondimento diagnostico. In attesa della diagnosi la scuola deve informarsi, inserendo nel POF attività didattiche o di formazione sui DSA, che coinvolgano tutto il corpo docenti del consiglio di classe. Per aiutare l'alunno con DSA,l’insegnate dovrebbe: creare uno spazio favorevole all’apprendimento; creare un percorso didattico personalizzato per l’alunno con DSA; individuare metodologie didattiche adeguate e flessibili per i bisogni del dislessico; utilizzare strumenti compensativi; collaborare con gli specialisti e la famiglia (concordare insieme i compiti a casa, le modalità di aiuto, gli strumenti compensativi, le dispense, le interrogazioni, la riduzione dei compiti…).L’insegnate non deve limitarsi al solo uso degli strumenti compensativi (non modificano le caratteristiche tipiche del DSA), ma dovrebbe prevedere anche le misure dispensative ed organizzare l'attività didattica secondo metodologie e strategie che non ostacolano il processo di apprendimento.

DATA 21/05/2011 23.20.00 - AUTORE PatriziaG753K

Sono un insegnante curricolare di scuola primaria e nel mio istituto, ormai da anni, sono la Funzione Strumentale H/D e Referente DSA. Sono convinta che una corretta formazione, come questa organizzata da ASSODOLAB, sia necessaria per tutti i docenti curricolari. Infatti è solo attraverso una corretta conoscenza che si possono organizzare interventi individualizzati efficaci. Inoltre ritengo che fra i compiti principali di un insegnante vi sia il “benessere” degli alunni e soprattutto quello di promuovere le “integrazioni” di tutti gli alunni. Se il nostro obiettivo è quello di aiutare gli alunni ad avere fiducia nelle proprie capacità, a migliorare la loro autostima è indispensabile favorire la creazione di opportunità di successo scolastico, lavorare, quindi, sulla loro motivazione ad apprendere ed esercitare l’ascolto.

DATA 21/05/2011 23.54.10 - AUTORE cristina-h910g

Insegno da vent’anni nella scuola primaria, ma solo una volta mi è capitato un alunno dislessico in classe ed è stato dieci anni fa. La diagnosi è stata veloce perché le difficoltà di analisi fonologica delle parole e conseguente trasposizione grafica sono apparse subito notevoli e sproporzionate se paragonate all’intenso sforzo del bambino. La famiglia si è affidata fin da subito ad un ente privato che ha fornito a me e alla famiglia indicazioni metodologiche e al bambino e alla famiglia un supporto psicologico. Così mi sono ritrovata ad attuare i cosiddetti strumenti compensativi e dispensativi che solo più tardi sono stati regolamentati dal MIUR oltre che piccoli accorgimenti per l’insegnamento della letto-scrittura che da allora cerco di applicare all’intera classe, perché possono semplificare la vita anche a tutti gli altri bambini che, pur non essendo dislessici, non hanno acquisito un’adeguata competenza fonologica (prerequisito necessario per tali apprendimenti).

DATA 22/05/2011 18.50.06 - AUTORE CristinaZ600R

Sono un’insegnante della scuola primaria ritengo che questo corso abbia confermato che la strada intrapresa, da me e dalla mia collega di classe, nei confronti degli alunni DSA sia quella giusta e che sia indispensabile per i docenti una corretta e regolare formazione e aggiornamento su queste e altre tematiche. Ho sperimentato l’uso di alcuni strumenti compensativi e misure dispensative con buoni risultati anche con l’intera classe. Quest’anno ho avuto modo di utilizzare spesso la LIM nelle unità didattiche riguardanti diverse discipline . Ritengo che la modalità multimediale di presentazione e di fruizione dei contenuti, la possibilità di interazione e di ripetizione del materiale presentato, l’opportunità di “manipolazione” di alcuni concetti astratti, rappresentino certamente il punto di forza delle LIM nei confronti di quegli alunni che trovano difficoltà a concentrarsi o a decifrare i testi cartacei. Validi sono anche i software ad esse associati (io avevo a disposizione INTERWRITE) , che possono essere utilizzati da tutti gli studenti con scopi diversi. Ho sperimentato che l'uso della LIM favorisce l’interazione e la partecipazione di tutti gli alunni riuscendo a dare motivazione anche a quelli che tendono a stare in disparte per vari motivi. Con questo strumento, qualsiasi strategia didattica consigliata per chi ha un DSA, è secondo me adatta a favorire e facilitare l’apprendimento di tutti i ragazzi, non solo quelli con difficoltà.

DATA 23/05/2011 15.09.41 - AUTORE Fe_H501M

Non di rado vi sono allievi che sembrano palesare uno scarso utilizzo delle proprie risorse cognitive. Gestire queste situazioni è molto impegnativo. Soprattutto perché a ciò si aggiungono per quanto riguarda la sfera mnemonica una difficoltà nella memoria di breve e lungo periodo e con riferimento alla sfera emotiva uno scarso controllo emotivo necessario per vivere serenamente le verifiche sia orali che scritte. E’ necessario agire su quest’ansia da prestazione che, causando momenti di confusione di fronte a prove aventi carattere non strutturato (interrogazioni orali, temi) per i quali è necessaria una certa capacità di astrazione, incide negativamente sul rendimento scolastico e sulla propria autostima e autoefficacia. In questi casi, ho cercato di essere di supporto per l’alunno preparando una scaletta che articola in più punti l’argomento da trattare. E per ognuno di questi punti ho formulato delle domande. Si evita, in tal modo, che l’alunno possa “perdersi” nel testo. La risoluzione delle verifiche strutturate (vero/falso, domande a risposta multipla), inoltre, può, in un certo senso, rassicurare l’alunno che si sente maggiormente motivato e gratificato perché già riuscire a gestire da solo una verifica è una grande conquista. Pertanto, in conclusione, si dovrebbe cercare di equilibrare le spiegazioni e le prove aumentando gradualmente il livello di difficoltà senza tuttavia creare delle barriere insormontabili in funzione di stimolarlo. Grazie al corso basic sui DSA ho, inoltre, ravvisato ulteriori linee guida sulla metodologia didattica.

DATA 23/05/2011 17.02.05 - AUTORE Simone_a794j

Le cause del disagio e delle difficoltà di apprendimento che affliggono un bambino sono multifattoriali: bassa autostima, scarsa motivazione, scarso livello di conoscenza, carenza di strutture cognitive e neurodiversità. Nei casi da me analizzati ho potuto riscontrare due tipologie di fattori che possono influire nel disagio e nel disturbo di apprendimento. Nel primo caso ci si trova di fronte ad uno svantaggio socio culturale proveniente dalla famiglia, non in senso economico, come giustamente riporta il corso DSA online, quanto in senso sociale: la zona di provenienza, le condizioni della famiglia stessa. Il disagio e la conseguente difficoltà di apprendimento del primo caso da me studiato nasce proprio da una mancanza di comunicazione adeguata nella famiglia del bambino in questione, ed includo in questa casistica anche il fatto che in famiglia non si parli italiano bensì il dialetto o un’altra lingua; scarsa attenzione e partecipazione per la sua vita scolastica, iperprotezione e rapporti non collaborativi con la scuola. Naturalmente coesistono in tale situazione disturbi di tipo organico, come disortografia, dislessia. Tuttavia ritengo che, in questo caso specifico, la prevenzione ed un adeguato stimolo, nonché un medio/alto livello culturale avrebbero migliorato sensibilmente la formazione del bambino, almeno per ciò che concerne la disortografia. Il secondo caso da me analizzato riguarda nello specifico un disturbo di dislessia e disortografia, riscontrabili in una neurodiversità del bambino: in tale situazione, infatti, si avverte proprio un’origine neuro biologica della difficoltà di apprendimento e null’altro, avendo il bambino alle spalle un solido e valido sostegno socio culturale, la famiglia. In questo caso, il bambino non è iperattivo, è, nella maggioranza dei casi, tranquillo ma consapevole di vivere una condizione di apprendimento differente da quella dei suoi compagni. Tuttavia questo rappresenta il tipico caso di “diversità neuro biologica” non legata a fattori esterni (socio culturali) ma a fattori biologici.

DATA 23/05/2011 17.49.50 - AUTORE maritè

SONO UNA DOCENTE PRECARIA DI SCUOLA PRIMARIA,GIRO DA CINQUE ANNI IN DIVERSE SCUOLE ,HO POTUTO CONSTATARE LA POCA CONOSCENZA SUI DSA DA PARTE DEL CORPO DOCENTE .VI DEVO RINGRAZIARE PER AVERMI DATO L' OPPORTUNITà DI CONOSCERE LA VOSTRA ASSOCIAZIONE.IN UNA PROVINCIA NAPOLI DOVE SI ORGANIZZANO CORSI E CORSETTI SOLO PER SPECULARE SULLE SPALLE DI NOI PRECARI, DA PARTE DI SINDACALISTI E NON,TROVO LODEVOLE LA VOSTRA INIZIATIVA.GRAZIE PER ESSERCI

DATA 23/05/2011 23.24.24 - AUTORE Marina_D969Q

Il primo accesso al Forum è stato per me una presentazione ma adesso, dopo aver ascoltato le prime lezioni online, ho ritenuto fosse il momento di esprimere come insegnante il mio pensiero sulle difficoltà ad aiutare i ragazzi che dalle Scuole Medie passano alle scuole superiori. Soprattutto nel biennio ogni alunno vive un momento di ricerca della sua identità, si misura da solo con le prime difficoltà ed è chiamato a risponderne. L’adolescenza è un passaggio cruciale, caratterizzato dalla messa in discussione non solo di se stesso ma anche di quello che gli sta intorno. Da una parte c’è la voglia di crescere di diventare adulto ma dall’altra sussiste la paura di non esserne all’altezza. Dalle lezioni da me seguite fino a questo momento, costatare e riconoscere da parte di un insegnante che, in un particolare momento della vita scolastica, l’alunno possa trovarsi in una situazione di disagio, è già un passo avanti per aprire una porta di disponibilità ad aiutarlo. Il nascondere o far finta che il suo disagio non esista, in qualsiasi forma si presenti, non aiuta anzi lo amplifica. Il Disturbo Specifico di Apprendimento nell’adolescente è sicuramente un elemento che ”fa stare male” a scuola, crea delle difficoltà di relazione sia con la figura dell’adulto sia con il coetaneo. La conseguenza può essere: l’aggressività, “preferisco attaccare per non essere attaccato”, oppure l’innalzamento di una barriera che possa proteggerlo dagli altri. Quella che potrebbe scambiarsi per timidezza nella realtà nascondono un disagio che non si vuole dimostrare. Alla fine di tale corso vorrei avere qualche elemento in più per creare negli alunni con disagio la motivazione a venire a scuola, essere in grado di utilizzare al meglio tutti gli strumenti che ho a disposizione per rendere il contesto scolastico positivo e propositivo.

DATA 24/05/2011 11.37.02 - AUTORE Prof. Ugo Avalle

Rispondo all'insegnante a firma maritè,ma la risposta vale per tutti i parteciupanti al forum. La legge sui DSA prevede,all'art, 4 lo stanziamento di fondi per gli istituti i cui docenti intendano organizzare dei corsi di aggiornamento su tale tematica .Pertanto ,almeno in questo caso,il docente non deve pagare nulla di tasca propria. Ho partecipato in qualità di formatore a numerosi corsi e so di altre scuole che nel corso del presente anno scolastico ne hanno organizzati Con la preziosa collaborazione di Assodolab sto preparando il corso "intermedio" e quello "avanzato" al fine di offrire a tutti i docenti un quadro il più possibile esaustivo ed esauriente dei DSA. Buona fine di anno scolastico Avalle Ugo

DATA 25/05/2011 14.39.04 - AUTORE Paola_L750I

CORSO ASSODOLAB 2011 Sono un’insegnante di scuola superiore di secondo grado e sono due gli aspetti che vorrei sottolineare parlando di scuola e di docenti. Intanto il primo aspetto riguarda il percorso professionale di ogni docente, gli studi che ha fatto e i corsi cui ha potuto partecipare perché ritengo che conoscere bene le fasi evolutive dei bambini e dei ragazzi, il loro modo di apprendere, di memorizzare e di esporre le proprie idee sia basilare per riconoscere “anomalie”, “ disturbi”, “ particolari impedimenti” ad un sereno cammino formativo. Nel mio caso il mio insegnamento nella scuola dell’infanzia, nella scuola elementare e media, fino ad oggi all’istituto superiore, ha fatto i conti con età diverse, esigenze diverse e realtà diverse e sono stati “banchi di prova” che mi proponevano sempre nuove sfide, ma con lo stesso obiettivo: accompagnare i nostri alunni verso un cammino di crescita personale, relazionale e cognitivo, che permetta loro di trovare il loro posto nel mondo come persone, come lavoratori, come genitori futuri. Il secondo aspetto direi essenziale e direttamente collegato al primo è la sensibilità e l’impegno, quindi non solo la preparazione, che ogni docente mette nella propria “missione” di conoscere i propri alunni, di “leggere” nel loro comportamento, nelle loro parole o nelle loro difficoltà scolastiche la loro fragilità e debolezza in alcuni aspetti ed essere in grado di intervenire, di essere un punto di riferimento importante, un appiglio sicuro nel complesso mondo dell’apprendimento, che pretende molto dagli alunni: autonomia, impegno, organizzazione, capacità e abilità indispensabili a formare le competenze adeguate ad essere cittadini responsabili e consapevoli.

DATA 25/05/2011 15.31.03 - AUTORE maritè

Carissimo prof Avalle forse non ho chiarito bene i corsi che sono fonte di guadagno per sindacati, associazioni...e che spesso sono una truffa in quanto si paga, in cambio del titolo, senza fare formazione (corsi di perfezionamento e tanti altri....) e non valgono nulla nella graduatoria di aggiornamento. I vostri corsi, per la piccola quota richiesta, valgono tanto e ci danno formazione vera. Grazie, per ciò che fate, per noi docenti.

DATA 25/05/2011 18.30.00 - AUTORE SIMONA_F205C

Sono un'insegnante di lingue straniere (tedesco-inglese), ed ho deciso di frequentare questo corso perchè sempre più frequentemente nelle classi in cui lavoro ci sono alunni affetti da DSA. Nelle mie materie la difficoltà è molto evidente (soprattutto in inglese), e mi sono trovata spesso impotente e senza strumenti per affrontarla. Per questo il mio impegno negli ultimi anni è stato quello di documentarmi in merito affinchè i miei sforzi potessero indirizzarsi in maniera mirata verso il raggiungimento degli obiettivi previsti. Ho imparato quanto è importante saper motivare e ri-motivare continuamente gli studenti, facendoli sentire sempre protagonisti dei propri apprendimenti e mostrando loro la strada per il successo scolastico. A fronte di tutto questo, anche il contesto famigliare ha un ruolo fondamentale laddove riconosce il disagio e collabora attivamente; purtroppo non sempre questo avviene. Molto spesso le strategie adottate in classe non hanno un riscontro nel lavoro domestico, che viene svolto con superficialità o parzialmente. A fronte di tali divergenze credo comunque che l'insegnante non debba lasciarsi scoraggiare e debba continuare a lavorare per il bene dello studente, vero beneficiario di questo processo.

DATA 25/05/2011 21.58.03 - AUTORE PatriziaG753K

Le difficoltà relative ai disturbi specifici di apprendimento si ripercuotono sia sull’apprendimento sia sviluppo delle competenze. Quando tali difficoltà non vengono adeguatamente e precocemente riconosciute e, quindi, comprese e affrontate in ambito scolastico, possono influire sugli aspetti emotivi, di costruzione dell’identità, della stima di sé, delle relazioni con i coetanei e con gli adulti. Pertanto già dalla scuola primaria è possibile osservare se il bambino manifesta delle difficoltà che potrebbero evolversi in DSA perché in questo periodo si acquisiscono i prerequisiti. Quindi attuare uno screening, a partire dalla prima classe della scuola elementare, è indispensabile per verificare l’apprendimento. Successivamente, tra la fine della seconda elementare e la terza l’equipe di professionisti può fare diagnosi di DSA. Quando c’è la diagnosi di DSA le figure che ruotano attorno al bambino devono collaborare insieme per redigere il Percorso Didattico Personalizzato, dove saranno evidenziate le strategie metodologiche-didattiche, gli strumenti compensativi e le misure dispensative, le modalità di verifica ecc. Lo strumento più adeguato per individuare e poi diagnosticare gli alunni con DSA sono: lo screening, attuato dagli insegnanti mediante alcune prove di scrittura e lettura, ed i test, effettuati da equipe di specialisti, in cui vengono fatte osservazioni relative alle capacità cognitive, alla memoria, alle abilità prassiche e spaziali, al linguaggio e all’apprendimento del bambino. Tra i test più usati nella pratica clinica vi sono: i test di attenzione, di memoria, di correttezza e rapidità nella lettura di liste di parole e non parole, di scrittura nella componente di dettato ortografico, di efficienza intellettiva, di lettura nelle componenti di correttezza e rapidità di un brano, di calcolo nella componente del calcolo scritto e del calcolo a mente, lettura e scrittura di numeri.

DATA 25/05/2011 22.40.59 - AUTORE CRISTINA D969R

Sono una docente di scuola secondaria di secondo grado, specializzata nel sostegno, che da diversi anni lavora in questo ambito. Ogni giorno mi trovo a contatto con persone bisognevoli di azioni di aiuto e il mio compito è quello di “aver cura” di loro. La “cura autentica”, secondo la mia esperienza, è quella di aiutare gli altri a divenire consapevoli dei propri limiti e delle proprie potenzialità e capacità al fine di rendersi liberi e acquisire autonomie personali e sociali. La “cura autentica” permette di costruire insieme un progetto di vita nonostante il fardello della patologia e del disagio, oltre l’assistenzialismo (il sostituirsi dominando) e contro la costanza di ruoli (chi aiuta e chi è aiutato). Ognuno di noi ha delle potenzialità, delle abilità e dei limiti che ci rendono unici; così è per i nostri ragazzi. Spesso dietro ad una definizione classificatoria ("il dislessico è così...") si nasconde un mondo che è nostro preciso dovere esplorare perché solo in questo modo possiamo impostare interventi mirati ed interagire con genitori e gli altri insegnanti sfruttando le abilità e potenziando le difficoltà; tutto ciò salvaguardando l'autostima e contenendo l'emotività degli alunni diversamente abili. Chiudo il mio intervento con due citazioni che mi hanno molto colpito e spero possano far riflettere: «Vale la pena che un bambino impari piangendo quello che può imparare ridendo? Se si mettessero insieme le lacrime versate nei cinque continenti per colpa dell'ortografia, si otterrebbe una cascata da sfruttare per la produzione dell'energia elettrica. » G. Rodari «Questi ragazzi nascono due volte. Devono imparare a muoversi in un mondo che la prima nascita rende più difficile. La seconda dipende da voi, da quello che saprete dare. Sono nati due volte e il percorso sarà più tormentato. Ma alla fine anche per voi sarà una rinascita » (Pontiggia)

DATA 26/05/2011 18.38.32 - AUTORE antonella_b157b

Sono un insegnante di scuola Primaria da 15 anni e nel mio percorso professionale ho incontrato alunni con difficoltà nell'apprendimento che in seguito sono stati dichiarati alunni con DSA. Nell’avventura dell’apprendimento infatti alcuni bambini possono incontrare ostacoli e difficoltà che rallentano e rendono problematiche l’acquisizione delle abilità scolastiche quali la lettura, la scrittura, il calcolo, la soluzione dei problemi e la comprensione dei concetti. Quando sono caratterizzate da “temporaneità”, rientrano nel normale processo di apprendimento. Se queste difficoltà invece si presentano persistenti , interferiscono significativamente con i risultati scolastici e con le attività della vita quotidiana potrebbe trattarsi di DISTURBI DELL’APPRENDIMENTO I Disturbi dell’Apprendimento comprendono difficoltà inerenti agli apprendimenti di: . Lettura = dislessia(lenta e/o ricca di errori di decodifica) . Scrittura = disgrafiae disortografia E’necessario distinguere tra difficoltà scolastiche e disturbi dell’apprendimento. Se è molto probabile che uno studente con disturbi dell’apprendimento abbia anche difficoltà scolastiche, non è necessariamente vero il contrario. I Disturbi dell’apprendimento vengono diagnosticati quando i risultati ottenuti dal soggetto in test standardizzati, somministrati individualmente, su lettura, calcolo ed espressione scritta risultano significativamente al di sotto di quanto atteso in base all’età, al livello di istruzione e al livello intellettivo. Il disturbo interferisce significativamente con i risultati scolastici o le attività della vita quotidiana che richiedono tali abilità e si differenzia dalle normali variazioni del rendimento scolastico. La compromissione deve riguardare lo sviluppo , nel senso che deve essere stata presente durante i primi anni di scolarizzazione. Ecco l’importanza di segnalare precocemente le difficoltà degli alunni alla famiglia da parte dei docenti.

DATA 26/05/2011 22.56.01 - AUTORE alessandra I754y

salve, sono un'insegnante di lettere e ho finito di seguire le lezione on line del corso base sui DSA, e ne sono rimasta soddisfatta. Il corso pur presentando per grandi linee i disturbi dell'apprendimento, dà comunque a noi insegnanti delle basi, per poter capire meglio e affrontare queste tematiche. Penso, comunque che la formazione del docente su questi disturbi e su ogni tipo di disagio, deve essere continua, sistematica, solo così verràdato un aiuto concreto ai ragazzi. Ovviamente, la formazione, la preparazione è poi a discrezione di ogni insegnante, dipende da quanto ognuno crede nel proprio lavoro, e soprattutto quanto valore e importanza viene data agli alunni. La scuola di oggi, se da un lato si è sicuramente evoluta, emancipata sia nel rapporto tra docenti e discenti, sia nei metodi didattici, dall'altro lato, non sempre riesce a garantire il giusto sostegno sia sul piano didattico che umano. Penso che l'insegnante ha il dovere morale di prepararsi in maniera adeguata, di esser capace di aiutare in tempo i ragazzi e di ridurre al minimo gli effetti causati da un qualsiasi disturbo dell'apprendimento.

DATA 27/05/2011 11.35.33 - AUTORE daniela 304z

Ho letto con piacere, nella settima lezione sulla dislessia, come sia importante l’insegnamento di tutte le abilità linguistiche. In particolare vorrei sottolineare come, in molte scuole elementari, l’espressione orale e l’ascolto siano trascurati, a causa di una didattica ancora troppo legata alla scrittura sui quaderni e alla lettura meccanica dei testi. E’ comprensibile dato che il programma, nelle prime classi, è incentrato sull’acquisizione della letto-scrittura ed è molto impegnativo. Tuttavia occorre riservare spazio nelle lezioni all’espressione orale, al raccontarsi e al raccontare: i bambini di oggi hanno bisogno di essere ascoltati e di imparare ad esprimersi. Un’altra variabile è cui viene dato molto peso è che la quantità e qualità del lavoro svolto è più facilmente verificabile sui quaderni (da parte dei genitori).Così vedo ogni anno arrivare bambini extracomunitari alla fine della classe prima capaci di leggere e scrivere nei quattro caratteri ma con enormi difficoltà nel comunicare verbalmente, e che spesso si portano dietro (anche nella scrittura e nella lettura)difficoltà fonologiche legate alla diversità della loro lingua. Io cerco sempre di riservare tempo all’aspetto fonologico dell’italiano, con giochi e attività orali, per dare la possibilità ai bambini in difficoltà di recuperare e rinforzare le proprie abilità.

DATA 27/05/2011 17.36.08 - AUTORE Paola_L750I

ASSODOLAB 2° INTERVENTO Nella “società telematica e multimediale” in cui noi adulti siamo entrati in punti di piedi, ci muoviamo all’interno di essa spesso come elefanti in un negozio di cristalli, i giovani adolescenti di oggi, ma anche i più piccoli, si sentono “a casa”, sono “nati e cresciuti” nel mondo dell’informatica, non concepiscono un mondo diverso, ma nonostante questo, alcune abilità come la lettura, la scrittura e il calcolo, possono essere supportate dal progresso tecnologico, ma non prescindono dall’azione attiva del soggetto. Mille sono le occasioni di lettura in una giornata, altrettante le necessità di scrittura e inevitabili le operazioni numeriche e l’incontro con i numeri. Non dobbiamo dimenticare che compito fondamentale della scuola è “l’alfabetizzazione culturale”, un percorso lungo e dilatato nel tempo, attraverso quattro ordini di scuola, che prospettano contenuti specifici disciplinari per costruire un individuo in grado di essere autonomo nelle proprie scelte documentandosi attraverso la lettura, esprimendosi e ricordando attraverso la scrittura, tutelando i propri interessi economici con le conoscenze matematiche. Se la scuola riesce a garantire il diritto allo studio per tutti è perché, attraverso i docenti, riesce a conciliare quelli che sono gli ultimi studi pedagogici sulle difficoltà di apprendimento e gli studenti, che, pur di spiccata intelligenza, “bisticciano con le lettere”, “pasticciano con le matite”, ascoltano avidamente una lettura, ma di fronte ad una pagina scritta sembra debbano “tradurre simultaneamente l’arabo”…e come mai questi numeri non sembrano mai “in colonna!” Mai come in questi ultimi anni tanti disagi, tanti abbandoni, tanti “scolari impossibili” sono stati compresi e capite le loro cause profonde grazie al riconoscimento dei “disturbi specifici dell’apprendimento”, che dà aiuti concreti, risposte chiare e specifiche, risoluzioni emotive e affettive di supporto a bambini e ragazzi che abbandonerebbero la scuola sentendosi inadatti e “ignoranti” per affrontare tutte le prove, spesso categoriche e senza appello, che la scuola richiede.

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