Ente accreditato e qualificato che offre formazione - D.M. 177/2000 e Direttiva n. 90 del 01/12/2003.

DATA: martedì 18 settembre 2018

Preparati alla prova preselettiva Concorso Docenti su TastoEffeUno.it

Su TastoEffeUno.it sono disponibili i quiz ministeriali, in formato interattivo, per una preparazione seria e mirata al superamento della prova preselettiva Concorso Docenti. Poiché il tempo a disposizione per la preparazione è limitato, i quesiti sono stati organizzati per ognuno dei 70 MODULI e per AREE: a differenza dell'allenatore del MIUR, è possibile quindi esercitarsi solo su alcune AREE escludendo quelle in cui si ha una adeguata preparazione. VAI AL SITO

Un aiuto concreto agli alunni con DSA, BES ecc.. da parte degli insegnanti di sostegno e curriculari.

In questi venti anni ed oltre di insegnamento, penso di aver visto un po’ tutto quello che succede negli Istituti di Scuola Superiore italiana. Dal Nord al Sud, dall’Est all’Ovest, anche se gli edifici scolastici cambiano dal più moderno a quello più obsoleto, il materialo umano è sempre lo stesso. Gli alunni in difficoltà vanno motivati o rimotivati, gli insuccessi scolastici vanno portarli a dei buoni risultati, la perdita di autostima ed atteggiamenti rinunciatari nei confronti della Scuola devono essere un punto prioritario di ogni docente, sia esso specializzato sul sostegno, sia esso curriculare. Ognuno deve dare il meglio di se stesso, partendo dalla propria esperienza professionale. Gli alunni ed in special modo, gli studenti con Disturbi Specifici di Apprendimento, gli alunni che necessitano di BES – Bisogni Educativi Speciali o con altre patologie, andranno trattati “con guanti bianchi” perché il loro avvenire è alquanto incerto ed insicuro. Il buon educatore dovrà alleviare il disagio, le difficoltà, i disturbi ed ottimizzare i bisogni che portano ad un rallentamento del programma nel soggetto affetto da patologie. Occorre fare di tutto affinché gli alunni abbiano lo stesso trattamento e la stessa «change» nella vita piena di ostacoli che a volte sono insormontabili. Un ringraziamento va all’associazione Assodolab che ha affrontato questi discorsi attraverso corsi di formazione e aggiornamento on-line e in presenza sia sui DSA che sui BES attraverso momenti di formazione in videoconferenza e a voi che seguite con attenzione questi bambini. Prof. Agostino Del Buono Presidente Nazionale Assodolab

DATA: 10/02/2011 - Autore Prof. Agostino Del Buono - Post 1381

COMMENTI - PAGINA 61

DATA 20/09/2017 00:06:35 - AUTORE ansea326k

Sono giunto al termine della parte del mio percorso sui DSA con Assodolab e vorrei riflettere con voi su quanto è importante la tempestività dell'intervento. Una formazione capillare che comprenda la conoscenza degli indicatori precoci che possono aiutare ad individuare i bambini a rischio al fine di poter intervenire in tempi rapidi e utili. La precocità e la tempestività degli interventi vengono infatti considerati due elementi prognostici favorevoli .Quando si interviene precocemente è possibile identificare e suggerire fin da subito all’alunno delle strategie utili per supportare la didattica e modificare la manifestazione del disturbo dal punto di vista psicologico, favorendo l'integrazione ed aumentando il livelli di autostima. secondo luogo si ha una prognosi più ampia anche a livello psicologico e sociale, riducendo la frustrazione, il senso di inadeguatezza e di conseguenza aumentando l' autostima.

DATA 30/09/2017 10:49:09 - AUTORE marusca_c745r

Con la direttiva del 27 dicembre 2012 relativa ai Bisogni educativi speciali (BES) il MIUR ha accolto gli orientamenti da tempo presenti in alcuni Paesi dell’Unione europea che completano il quadro italiano dell’inclusione scolastica. Il concetto di Bisogni Educativi Speciali (BES) si basa su una visione globale della persona con riferimento al modello ICF della classificazione internazionale del funzionamento, disabilità e salute (International Classification of Functioning, disability and health) fondata sul profilo di funzionamento e sull’analisi del contesto, come definito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS, 2002) . Rientrano nella più ampia definizione di BES tre grandi sotto-categorie: quella della disabilità; quella dei disturbi evolutivi specifici e quella dello svantaggio socioeconomico, linguistico, culturale. Rimane da chiedersi come mai cosi tanto o tempo il MIUR ha impiegato per esprimersi con una circolare, e se gli strumenti messi a disposizione sono effettivamente efficaci, calati nella relata della scuola di oggi nel nostro paese

DATA 04/10/2017 00:49:17 - AUTORE Alessandra85

Voglio,innanzitutto,congratularmi con l'ASSODOLAB per questo corso in quanto ritengo importantissimo che voi ci abbiate dato la possibilità di usufruire della vostra formazione nei luoghi e nei tempi più idonei ad ognuno di noi.Grazie a questo corso credo di avere più chiara la difficoltà con cui si approcciano all'ambiente scolastico tutti i bambini con difficoltà.E' necessaria perciò la formazione di ogni insegnante affinchè ogni alunno che ha questo tipo di difficoltà possa essere seguito nella maniera piu giusta per essere condotto verso un autonomia scolastica sempre maggiore.E' importante tutelare, sostenere e collaborare con le famiglie di alunni con dsa avere con esse un contatto costante e diretto e trovare una didattica individualizzata, partendo dai bisogni del bambino, finalizzata al raggiungimento di conoscenze e competenze con percorsi creati "ad hoc" sui singoli casi in base alle loro competenze e abilità.

DATA 31/03/2018 21:36:38 - AUTORE ANTONELLA

Buona sera sono insegnante ed avvocato. Ho insegnato in diverse realtà dalla scuola primaria fino all’Università a partire dal 2005. Negli ultimi anni mi sono occupata di di bullismo e cyberbullismo con grande interesse da parte mia. Mi sono occupata di formare ed informare studenti, famiglie e personale della scuola sugli aspetti sociologici e giuridici del fenomeno. Ho insistito in particolare anche sul patto educativo di corresponsabilità che famiglia e scuola sono tenuti a firmare, avviando una cooperazione e assumendo una corresponsabilità educativa nei confronti, rispettiviamente, del figlio e dello studente. Ho trattato gli aspetti giuridici del fenomeno evidenziando le ultime novità legislative. Durante questo percorso mi sono resa conto della scarsa partecipazione delle famiglie alle attività formative e informative che ho considerato estremamente grave, dato che buona parte della responsabilità dei comportamenti bullizzanti dei ragazzi potrebbe essere ricondotta proprio all’assenza dei genitori.

DATA 03/04/2018 19:13:57 - AUTORE ANTONELLA

Buona sera a tutti. Sono insegnante ed avvocato e mi occupo dell’aspetto giuridico dei fenomeni di bullismo e cyberbullismo. E’ interessante evidenziare come ad oggi non esista una fattispecie corrispondente al fenomeno sociale del bullismo. Nel caso di comportamenti bullizzanti la responsabilità giuridica sussiste se gli stessi sono riconducibili ad una delle fattispecie tipiche previste dal codice penale (minaccia, diffamazione, furto aggravato, rapina, percosse, lesioni, etc.). Difatti la Legge 29 maggio 2017, n. 71 ha abolito il riferimento al bullismo, inizialmente previsto dal disegno di legge S1261 – B “Disposizioni per la prevenzione e il contrasto dei fenomeni del bullismo e del cyberbullismo”. La legge n. 71/2017 difatti si è concentrata sul fenomeno del cyberbullismo e sulla tutela dei minorenni. Infine la legge in questione ha anche abolito la modifica all’articolo 612-bis del codice penale, concernente il delitto di atti persecutori, proposta dal disegno di legge S1261 – B. Tale modifica al codice penale riconduceva i comportamenti dei cyberbulli al reato di “atti persecutori”, comunemente conosciuto come reato di stalking, ponendo un’aggravante laddove gli stessi atti persecutori venissero realizzati attraverso strumenti informatici o telematici. L’attuale disciplina ha inteso promuovere la prevenzione del fenomeno anziché puntare sulla repressione dello stesso in sede penale.

DATA 13/04/2018 16:41:13 - AUTORE RITA_Z131U

Sono una logopedista e la mia esperienza nel campo terapuetico con i bambini che soffrono di DSA e BES mi ha fatto vedere e capire che l’aiuto concreto a scuola da parte degli insegnanti di sostegno e curriculari è molto più importate di quanto si possa pensare, infatti, i bambini stanno a scuola più ore di quelle che stanno a casa e l’aiuto e la comprensione avviene in questo contesto. Non posso parlare degli aspetti scolastici nel concreto giacché non è il mio campo, ma vorrei porre molta attenzione sul lavoro multidisciplinare, dato che anche noi logopedisti, insieme a psicologi e genitori, facciamo un lavoro in più che rende questi bambini a scuola più efficienti. Vedo dei bambini molto persi e dei genitori che non riescono a capire come e cosa devono fare, soprattutto quando non c’è una vera comunicazione tra tutti quelli che formiano parte del gruppo multidisciplinare. Per questo, vorrei invitare ancora più professionisti a fare questi corsi che forniscono un avvicinamento al DSA e BES, affinché possano capire di più e trovare insieme il modo di aiutare questi bambini.

DATA 25/04/2018 12:03:55 - AUTORE RITA_Z131U

Sappiamo che i bambini con DSA non hanno un problema cognitivo associato alla difficoltà di apprendimento e nemmeno problemi fisici o neurologici che non gli permettono di portare avanti gli esercizi a scuola, infatti sono capaci di raggiungere gli obbiettivi al termine del percorso scolastico come gli altri bambini. Si è però notato che hanno delle problematiche ad altri livelli riguardanti il piano emozionale e il comportamentale, questi sono associati alla incapacità di portare avanti delle consegne che possono riguardare tanto la lettura quanto la scrittura e il calcolo. Con questo voglio soltanto sottolineare quanto sia importante l'intervento degli insegnanti, soprattutto di sostegno, che con il loro aiuto fanno si che questi bambini raggiungano gli obbiettivi proposti a scuola. Per questo motivo è importante un adeguato riconoscimento della difficoltà, l'individuazione della capacità, la comprensione del vissuto emotivo affettivo, la valorizzazione degli ambiti di competenza e la promozione di più adeguati livelli di sviluppo.

DATA 12/05/2018 00:05:39 - AUTORE EmanuelaA515W

Buona sera a tutti.Ringrazio l'Assodolab per avermi permesso l'inizio del percorso formativo sui Dsa Basic. Le video - lezioni sono essenziali, specifiche ed esaustive. L'approccio utilizzato è globale e ci spiega di come dietro ad un disagio scolastico si sottendano problematiche socio - culturali e retroterra familiari che innescano o contribuiscano al disagio. Importante è quindi la diagnosi precoce e l'utilizzo di strumenti che aiutino l'alunno a ritrovare l'autostima e l'interesse persi. L'attivazione e la partecipazione di questo corso offrono un prezioso contributo volto alla valorizzazione di tutti i Dsa comprendendone specifici aspetti oltre che didattici anche normativi. Sono molto soddisfatta. Grazie

DATA 22/05/2018 23:39:06 - AUTORE Alessandra_I441O

Sono una logopedista e dalla mia esperienza clinica a contatto con ragazzi con Disturbo Specifico di Apprendimento, sempre più mi accorgo della necessità di costituire una solida "rete" di supporto per questi bambini. Non solo gli specialisti del settore ma anche la scuola, le insegnanti e i genitori devono prendersi carico dei bambini con DSA nella loro totalità, con le loro fragilità e punti di forza. Tutte le figure che ruotano intorno al bambino, ognuna con le proprie competenze, dovranno creare delle possibilità serene per il bambino e renderlo in grado di imparare e sentirsi a proprio agio con le sue capacità. Solo con un importante lavoro di squadra si possono ottenere dei grandi risultati. Il corso sui DSA di Assodolab è un grande punto di partenza per tutti coloro che vogliono intraprendere un percorso di aiuto per i bambini con DSA o BES.

DATA 25/05/2018 09:10:35 - AUTORE Alessandra_I441O

Parlando di bambini con DSA non si possono considerare solo le componenti cognitive o le abilità negli apprendimenti, ma anche gli aspetti emotivi e relazionali. Qualsiasi disturbo dell'apprendimento scolastico rappresenta una condizione di rischio per l'insorgenza di difficoltà emotivo-relazionali e in alcuni casi sono proprio questi disturbi che possono impedire lo sviluppo armonioso degli apprendimenti. In alcune occasioni, durante la pratica clinica, mi è capitato di valutare dei bambini con bassa autostima scolastica, causata dall'incapacità prolungata di superare le proprie difficoltà di apprendimento e la conseguente incapacità di raggiungere dei risultati positivi. Questa situazione porta ad una forte demotivazione, soprattutto se il bambino si sente spesso ripetere che dovrebbe impegnarsi di più e dovrebbe stare più attento. In seguito alla diagnosi di DSA, terapisti, genitori e insegnanti dovrebbero impegnarsi non solo per far raggiungere al bambino le adeguate competenze negli apprendimenti scolastici ma anche sostenere la motivazione e il piacere per la conoscenza ed evitare che anche il solo doversi recare a scuola diventi una fonte di disagio.

DATA 30/05/2018 17:37:07 - AUTORE EmanuelaA515W

Buona sera a tutti. Al termine di questo corso sono state chiarite tante dinamiche e tanti processi che erano ancora confusi. Il corso sui DSA di Assodolab è stato un grande punto di partenza per il mio lavoro. Molto spesso si confondono disturbi e difficoltà. Per raggiungere l’obiettivo di distinguere le problematiche dello studente all’interno di una generica difficoltà o di un ritardo sul piano delle acquisizioni scolastiche da quelle determinate da un vero e proprio disturbo specifico di apprendimento, diviene quindi opportuno ed utile definire il “Disturbo Specifico dell’Apprendimento” che fa riferimento ad una categoria diagnostica precisa dal punto di vista clinico e scientifico, dalla “ Difficoltà di apprendimento” che include invece varie tipologie di difficoltà che si possono manifestare nell’ambito scolastico. Durante le video lezioni molto chiare è stato chiarito il termine “Disturbi Evolutivi Specifici di Apprendimento” collocandoli all’ interno dei soli disturbi delle abilità scolastiche, e quindi a: Dislessia,Disortografia,Disgrafia,Discalculia. Lo consiglio a tutti coloro che, in base alla professionalità, nel quotidiano con serenità vogliano dare a questi ragazzi l’opportunità di sentirsi sereni ed imparare attraverso una nuova chiave di lettura. Grazie.

DATA 12/06/2018 16:26:01 - AUTORE FrancescaG535H

Sono un’insegnante della scuola secondaria di secondo grado, mi sono abilitata nei percorsi SSIS e in seguito ho insegnato filosofia, storia, scienze dell’educazione e sostegno nei licei e negli istituti superiori della mia provincia. Da cinque anni sono in ruolo su sostegno presso un istituto alberghiero. In questo periodo di tempo ho visto crescere e lentamente maturare la consapevolezza circa la necessità dei bisogni degli allievi. In particolare, dal 2013 con gli interventi ministeriali, la scuola si è dovuta porre il problema di come gestire in aula la presenza di soggetti con bisogni educativi speciali. Lavorando a scuola non si può non notare come gli aspetti emotivi, psicologici, sociali, motivazionali, il senso di empowerment e l’autostima, influiscano sulle prestazioni degli allievi. Allo stesso modo la creazione di un buon clima di classe è un fattore fondamentale della riuscita didattico-pedagogica. Saper individuare gli alunni che necessitano di personalizzazione, formalizzando gli interventi attraverso il Piano Didattico Personalizzato (PDP), in un’ottica pedagogica e non semplicemente con procedure basate sul modello clinico, può venire maggiormente incontro ai bisogni reali dei singoli soggetti, con riferimento alla poliedricità di situazioni che il mondo della scuola si trova oggi ad affrontare. La prospettiva di una personalizzazione, da attuare quando opportuna e necessaria, deliberata in consiglio di classe dando luogo a un PDP, e condivisa dal team docente e dalla famiglia, può includere progettazioni didattico-educative maggiormente calibrate, basate sui risultati attesi in uscita. Ciò può favorire il successo formativo, permettere agli allievi di acquisire le competenze necessarie per il futuro lavorativo e una sicurezza emotiva di base, sempre nell’ottica di un concreto e positivo progetto di vita.

DATA 12/06/2018 16:29:50 - AUTORE FrancescaG535H

Sono un’insegnante della scuola secondaria di secondo grado, mi sono abilitata nei percorsi SSIS e in seguito ho insegnato filosofia, storia, scienze dell’educazione e sostegno nei licei e negli istituti superiori della mia provincia. Da cinque anni sono in ruolo su sostegno presso un istituto alberghiero. In questo periodo di tempo ho visto crescere e lentamente maturare la consapevolezza circa la necessità dei bisogni degli allievi. In particolare, dal 2013 con gli interventi ministeriali, la scuola si è dovuta porre il problema di come gestire in aula la presenza di soggetti con bisogni educativi speciali. Lavorando a scuola non si può non notare come gli aspetti emotivi, psicologici, sociali, motivazionali, il senso di empowerment e l’autostima, influiscano sulle prestazioni degli allievi. Allo stesso modo la creazione di un buon clima di classe è un fattore fondamentale della riuscita didattico-pedagogica. Saper individuare gli alunni che necessitano di personalizzazione, formalizzando gli interventi attraverso il Piano Didattico Personalizzato (PDP), in un’ottica pedagogica e non semplicemente con procedure basate sul modello clinico, può venire maggiormente incontro ai bisogni reali dei singoli soggetti, con riferimento alla poliedricità di situazioni che il mondo della scuola si trova oggi ad affrontare. La prospettiva di una personalizzazione, da attuare quando opportuna e necessaria, deliberata in consiglio di classe dando luogo a un PDP, e condivisa dal team docente e dalla famiglia, può includere progettazioni didattico-educative maggiormente calibrate, basate sui risultati attesi in uscita. Ciò può favorire il successo formativo, permettere agli allievi di acquisire le competenze necessarie per il futuro lavorativo e una sicurezza emotiva di base, sempre nell’ottica di un concreto e positivo progetto di vita.

DATA 12/06/2018 19:44:30 - AUTORE SavG039B

Salve a tutti, sono un docente pratico di laboratorio di cucina, insegno ormai da diversi anni; durante il mio percorso/esperienza ho notato un aumento esponenziale di alunni BES (Bisogni Educativi Speciali), ho notato che la maggior parte degli allievi hanno difficoltà derivanti da forti lacune nella conoscenza della lingua e cultura italiana in quanto appartenenti a culture diverse, spesso proveniente da paesi stranieri. Ho riscontrato raramente casi di disturbi specifici di apprendimento e/o disturbi evolutivi specifici. Questi nuovi metodi adottati hanno portato all'introduzione di un diverso approccio didattico-metodologico, che purtroppo a volte non tutti sono in grado di utilizzare. Credo che dovremmo essere tutti a conoscenza di questi nuovi metodi di insegnamento e saperli attuare. Bisogna utilizzare metodi che non si basano esclusivamente su transfers tra Docente-Alunni, ma applicare empatia, gioco all'insegnamento in modo da coinvolgere attivamente gli alunni. Le scuole dovrebbero creare delle sinergie tra le varie figure professionali presenti sul territorio, in modo tale da trarre una formula vincente per l’allievo.

DATA 13/06/2018 12:35:12 - AUTORE ValentinaG511Z

Compito dell'insegnante è quello di garantire il successo formativo degli alunni. Sulla base di questa affermazione, nel caso di alunni con D.S.A. ritengo sia determinante la formazione dei docenti , al fine dell'individuazione precoce di tutti i segnali caratteristici del/i disturbo/i e la conseguente predisposizione di tutte le azioni ( strategie didattiche, metodologie specifiche, misure dispensative, strumenti compensativi, criteri e modalità di verifica e valutazione) che la scuola ha il dovere di porre in essere per assicurare una didattica a misura di bambino.

DATA 13/06/2018 12:41:52 - AUTORE Rosalba

Sono un’insegnate di sostegno della scuola secondaria di secondo grado che lavora da circa 10 anni in un istituto professionale. Dalla mia esperienza ho capito che l’operato dell’insegnante di sostegno si basa spesso sull’intervento in campo dell’attività proposta più che sulla progettazione dell’attività da svolgere. In concreto cosa faccio per aiutare i ragazzi in difficoltà? Voglio analizzare due delle principali difficoltà che incontrano gli studenti bes e descrivere le strategie usate. Tempi più lunghi per l’elaborazione delle consegne (per esempio in matematica, nelle lingue o in grammatica): in questi casi mi avvicino agli studenti, mi accerto che abbiano compreso la consegna o la riformulo con parole più semplici, seleziono solo una parte di esercizi da svolgere e faccio riflettere l’alunno esplicitando gli step da seguire o le riflessioni da elaborare per giungere alla conclusione. Lascio successivamente eseguire in autonomia l’esercizio all’alunno esortandolo a ripercorrere il cammino eseguito insieme. Difficoltà nel prendere appunti e ascoltare simultaneamente: spesso gli alunni bes hanno difficoltà nello scrivere, faticano seguire il filo del discorso e presto rinunciano. In questo caso li faccio seguire sul libro di testo, indicando le pagine che il docente sta spiegando, ricercando e sottolineando le parole chiave che ricorrono nel discorso guardando le immagini. Seduta accanto a loro, prendo gli appunti della lezione che fornirò loro, come strumento di studio domestico in preparazione delle verifiche. Ho riscontrato queste strategie di intervento si sono rivelate proficue al fine di un miglior risultato scolastico degli alunni in difficoltà.

DATA 13/06/2018 12:44:54 - AUTORE Rosalba

Sono un’insegnate di sostegno della scuola secondaria di secondo grado che lavora da circa 10 anni in un istituto professionale. Dalla mia esperienza ho capito che l’operato dell’insegnante di sostegno si basa spesso sull’intervento in campo dell’attività proposta più che sulla progettazione dell’attività da svolgere. In concreto cosa faccio per aiutare i ragazzi in difficoltà? Voglio analizzare due delle principali difficoltà che incontrano gli studenti bes e descrivere le strategie usate. Tempi più lunghi per l’elaborazione delle consegne (per esempio in matematica, nelle lingue o in grammatica): in questi casi mi avvicino agli studenti, mi accerto che abbiano compreso la consegna o la riformulo con parole più semplici, seleziono solo una parte di esercizi da svolgere e faccio riflettere l’alunno esplicitando gli step da seguire o le riflessioni da elaborare per giungere alla conclusione. Lascio successivamente eseguire in autonomia l’esercizio all’alunno esortandolo a ripercorrere il cammino eseguito insieme. Difficoltà nel prendere appunti e ascoltare simultaneamente: spesso gli alunni bes hanno difficoltà nello scrivere, faticano seguire il filo del discorso e presto rinunciano. In questo caso li faccio seguire sul libro di testo, indicando le pagine che il docente sta spiegando, ricercando e sottolineando le parole chiave che ricorrono nel discorso guardando le immagini. Seduta accanto a loro, prendo gli appunti della lezione che fornirò loro, come strumento di studio domestico in preparazione delle verifiche. Ho riscontrato queste strategie di intervento si sono rivelate proficue al fine di un miglior risultato scolastico degli alunni in difficoltà.

DATA 13/06/2018 16:13:58 - AUTORE MariaRitaG511E

Faccio l’insegnante di sostegno e lavoro da otto anni nella scuola primaria, e negli anni ho incontrato tanti bambini con difficoltà specifiche di apprendimento e ho capito una cosa molto importante, secondo la mia esperienza, per poterli aiutare. Intanto, bisogna stabilire un programma adatto alle loro capacità tenendo sempre bene a mente che i bambini con DSA non hanno disabilità e che quindi, basterà metterli nelle condizioni ottimali, per fargli raggiungere qualsiasi traguardo. Successivamente per affrontare le problematiche riscontrate dai bambini con DSA, è ideale un approccio di squadra. Via libera a una collaborazione di diversi specialisti che siano in grado di stabilire un contatto duraturo con lo studente, famiglia e insegnanti. È molto importante intervenire tutti insieme per cercare di mettere a più agio possibile il bambino e aiutarlo a superare queste difficoltà. È fondamentale, infatti, non solo aiutare il ragazzo dal punto di vista scolastico, ma anche dal punto di vista socio-psicologico. Così facendo si impedirà che le problematiche riscontrate nell'apprendimento influenzino la percezione del sé e la sua autostima.

DATA 13/06/2018 18:54:53 - AUTORE SILVIA-F061E

Per fornire un aiuto concreto agli alunni con BES,vengono richieste agli insegnanti competenze culturali, metodologiche-didattiche, relazionali, tutte decisive per lo sviluppo equilibrato dell’ individuo. Un docente con un buon livello di autostima è indispensabile per promuovere anche nell’ allievo un’ analoga conquista; un docente “autorevole” piuttosto che autoritario facilita nel gruppo l’ acquisizione di regole “chiare” e di un clima organizzativo più funzionale al compito; un docente capace di trasmettere empatia a tutti i propri allievi, realizza più facilmente didattiche di tipo individualizzato; un docente attento alle manifestazioni socio-affettive della classe, più facilmente viene “scelto” come oggetto di identificazione da parte degli allievi; un docente che “ascolta” con attenzione i propri studenti, a sua volta è più ascoltato quando parla; un docente seriamente appassionato e competente della propria disciplina è più motivato a forme di sperimentazione didattica. Il contesto scolastico rappresenta un fertile terreno di prova per le esperienze relazionali dei bambini ed offre loro molte occasioni per instaurare rapporti validi con figure adulte non genitoriali.

DATA 13/06/2018 20:42:17 - AUTORE manu

Sono un insegnante di sostegno, non per ripiego ma per scelta convinta. Mi confronto giornalmente con colleghi che non hanno la sensibilità e la professionalità di rispondere alle vere esigenze degli alunni, sono ancora convinti che gli alunni devono adattarsi alla loro didattica. Ogni anno cerco di non limitare il mio percorso didattico- formativo alla sola acquisizione dei contenuti disciplinari, ma al rafforzamento dell'autostima, della motivazione, alla condivisione con l'intero gruppo classe , alla promozione integrale della personalità di ogni alunno dal punto di vista psicologico, cognitivo, relazionale. Non sempre il mio lavoro viene apprezzato ma io non mollo.

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